sabato 8 dicembre 2007

A VOI


A voi
uomini di mondo
con le vostre storie patinate
confezionate ad arte
per ammaliarci dallo schermo
a voi
uomini senza fondo
col cuore perso
dentro un pozzo nero
a voi chiedo
ma si può morire di lavoro?
con la rabbia che mi sale
dalla pancia fino in gola
e gli occhi gonfi di stupore
a guardare quelle vostre facce
i menti furbi e aguzzi
le vostre gote lucide
quel collo gonfio
e la vostra fronte incipriata
mai bagnata di sudore
quello vero
di chi suda per mangiare
a voi chiedo ancora
state zitti per favore
rimanete fermi dove siete
nel vostro deserto senza ombre
sazi come jene
non comprenderete mai
un uomo quando ha fame
giocate alla vita
su isole sperdute
parlate di giustizia
sdraiati su divani di velluto
la vostra schiena sempre dritta
così lontana dalla terra
che il Signore così in basso ha posto
nascosti dietro un paravento
sentimenti di cordoglio
falsi come i vostri sguardi
che mi creano disgusto
senza più decoro
abbiate il coraggio del silenzio
e fate onore
a chi oggi ancora una volta
è morto di lavoro.

domenica 18 novembre 2007

Complesso Pensiero Perplesso


Mi rimangono negli occhi
stanchi
le tue parole spente
scivolate dalle labbra dure
dentro stanze disadorne

vuote
come baci rubati
all'ombra dei lampioni
di una notte diffidente

notte fredda e breve
troppo corta per essere bugiarda
notte furba
come il sorriso di una volpe
sazia

lacerante
come il ghigno di una jena
sanguina il mio abbraccio
fra le spine
delle tue domande
irriverenti

devastanti
come un fiume in piena
e il mantello delle mie certezze
si strappa
fra i rovi appuntiti
delle tue perplessità

delle tue carezze
divenute lame
taglienti
sulla mia pelle tesa

freddo il fiato corto
di questo tuo silenzio
che appanna il vetro opaco del sospetto

che trema sincero
come uno sguardo perso
dietro un finestrino
di un treno che parte
con un fischio sicuro

un sibilo beffardo
che lascia in terra
sparpagliata fra la gente
accalcata sui binari

i frammenti di una storia
indefinita
assassinata a sangue freddo
da questa tua paura

immaginata con pudore
ai confini incerti
e discreti
di questa nostra vita.

giovedì 8 novembre 2007

Ode d'Autunno


Adoro l'Autunno
strana stagione
di colori forti e pieni
contrasti e contraddizioni
intensi profumi
la terra sembra congedarsi dalla vita
foglie ingiallite
sui rami che divengono nudi
senza ombra sicura
tutto sembra fermarsi
quietarsi dopo il fragore estivo...
calma solo apparente
la natura invece ribolle
come il mosto che fermenta in cantina
quasi pronto per essere vino
magica metamorfosi
che ci delizia la gola
scaldandoci il cuore
i funghi tesi come molle
sotto le foglie nei boschi
pronti a scattare in avanti
regalando fortuna al nostro cammino
e le mattine di brina gelata
che si scioglie improvvisa
nel sole caldo di mezzogiorno
a ricordarci l'estate trascorsa
a scaldarci la vita
accompagnandoci verso l'inverno...
e in questo tempo
di vino e castagne
e il primo odore di fumo
che io mi innamoro
di un suono lontano
che caldo mi abbraccia
rubandomi il sonno
sirena d'autunno
m'incanta
il mio sguardo riposa
nella breve luce di un giorno
intenso e profondo
come gli occhi
di una donna che amo.

giovedì 1 novembre 2007

Donna


In questa notte misteriosa
non potevo esimermi
dall' omaggiare
con un opera grafica
la natura magica
dell'universo femminile...
femmina è l'aria
la terra
l'acqua
femmine le stelle
diamanti in mezzo al cielo
che per metà di diritto
ti appartiene
donna femmina
madre amica
amante antica
io ti amo
e ti dedico parole
perse dentro
l'immagine riflessa
su questa notte strana
dove tutto può accadere
la notte delle streghe...

lunedì 29 ottobre 2007

E Poi....


Poi
nel silenzio cupo
del giorno dopo
nel sottile rifiuto
del tasto di occupato
nell'attesa ironica
di un cellulare muto
guardi le tacche che misurano l'assenza
di chi ti gira intorno
ma non ti vuol parlare
e ti lascia lì da solo
con la tua storia da inventare
in una mano l'aria
e nell'altra una bilancia
per pesare le parole
nello spazio tiranno di un messaggio breve
dove devi condensare un emozione
raccontare questa tua tristezza lieve
niente di importante,è vero
ma sotto il velo del tuo tempo
dietro le quinte del palco
che hai montato sulla faccia
devi almeno provare
ad essere sincero
e la cosa ormai ti pesa
sei invecchiato
corri poco e giochi sul sicuro
con tattica a difesa
di quel poco che hai imparato
da tutti i calci presi
e gli schiaffi che hai ridato
nei giorni mangiati a morsi
delle storie divorate
che non saziano
quella strana fame
che rimane dentro a infastidire
questo cuore malato
bulimico d'amore
che si riempie
e si dilata
ma non riesce a vomitare.

giovedì 25 ottobre 2007

Babel


Come monade straniera
orfana di cielo
verbo muto
che diviene carne
planando sulla terra
con una danza lieve
fra le ombre della vita
vago
nello scorrere del tempo
diluito nelle storie
di sguardi appesi
a degli occhi stanchi
persi dentro facce spente
sui marciapiedi gravidi di gente
omologata dal consumo
nella Babele di sensi
e di parole
che divengono vociare
fisso
nel respiro il mio silenzio
supero il rumore
di questo mondo sordo
reso cieco dalla rabbia
imitando l'apparire
nell'illusione
di dare una forma alla sostanza
prego
con lo sguardo alto
dove vola la speranza.

venerdì 12 ottobre 2007

Insieme


Gocce d'oro colano dal cielo
sfiorando la curva dolce del tuo viso
in questo strano giorno
che non vuol morire
col sole all'orizzonte
appeso
muto ad aspettare
che tu finisca le parole
e cominci a respirare
questo nostro amore antico
impastato di vita
di gioia e di dolore
che rimane fermo mentre tutto gira
che rimane vivo mentre tutto il resto muore
che rimane scritto dentro
al cuore e nella testa
come la stupenda idea di un folle
nel silenzio del nostro starci accanto
con tutto quello che ci basta
nei giorni che cadono
come foglie secche
giù da un calendario
giorni lievi come passeri nel vento
altri duri e forti come la tempesta
nel poi che è divenuto ora
nel nostro andare avanti
insieme
come treni
senza più paura

martedì 9 ottobre 2007

Dopo


Avessi
le tre dita del comando
per fermare il tempo
e ascoltarti fino in fondo
fin dove nasce il tuo respiro
mentre t'amo
un dardo affilato
il tuo fiato caldo
sul mio collo teso
nell'umido esalare
dell'ultimo sussulto
in quell'attimo preciso
io mi sciolgo
lacrima suprema
scivola dal cuore
fin sotto la mia pancia
divenendo
un brivido ambizioso
lungo tutta la tua schiena
che si inarca
disegnando quell'attimo infinito
nello spazio immenso
di una cornice vuota
appesa dentro questa vita
nel suo angolo
remota.

venerdì 5 ottobre 2007

Sipario(ovvero L'Amore e i suoi Misteri)


Ecco...
tu mi guardi e io aspetto
quella strana luce nel tuo sguardo
quella specie di sipario
fra il mondo ragionato e quel sottile desiderio
di tutto il prima appena dopo il mentre
quel prima che ci strugge
col suo tempo
lentamente
che fa brillare nei tuoi occhi come il sole fra le onde
l'ennesima promessa del prossimo biglietto
di un viaggio solo andata dove nasce la tua gioia
a sud del tuo cuore verso il tuo angolo più stretto
poi...
nel dopo di tutto il mondo intorno
come sempre accade
sulla strada dell'inevitabile ritorno
con tutta questa vita addosso
in questo cielo senza stelle
ci eclissiamo
per cercarci ancora
irrimediabilmente persi
in questa ruvida e sincera
urgenza della pelle.

sabato 29 settembre 2007

Il sogno di un incontro(Finale)



Ripresero a camminare dondolandosi,abbracciati in un incastro perfetto,il vento gli andava incontro facendo volare le foglie dei platani,bruciate dall'estate appena trascorsa.Lui aveva ancora le chiavi dello studio di un suo vecchio amico pittore,un folle visionario israelita,perso in giro per il mondo;amava rifugiarsi tra i colori e le tele con i lavori mai finiti,si perdeva fra gli odori delle tempere,i colori gli davano la misura esatta del mondo;era la sua tana,ed era sicuro che là il suo male non lo potesse scovare tanto facilmente,cullandosi così nell'illusione di ingannare il tempo,che per lui era divenuto uno spietato dittatore.Nello studio poche cose essenziali,un tavolo due sedie un tatami e qualche candelabro,era tutto l'arredamento,per lasciare più spazio possibile all'arte e alla creatività che emergeva dappertutto,lampade,piccoli utensili uno specchio enorme con la cornice di legno che lui stesso aveva intagliato,faceva da spalliera a quel duro letto spartano,c'erano anche sue sculture,amava scambiare i suoi lavori sostenendo che in questo modo ognuno possedeva un pezzo della vita di un altro.
Lei sentiva la natura di quel posto e l'effetto straordinario che aveva su quell'uomo beffato dal destino,lui si muoveva come un felino,inebriato da una rinnovata vitalità,sembrava che anche il suo corpo si ampliasse,come se il male nulla poteva contro quella divina energia creativa di cui lo studio era pregno;il silenzio tra loro era costante,come due figli di un Dio minore non avevano bisogno di parlare,in quel magico momento si respiravano,tutto il loro corpo era divenuto verbo,erano talmente protesi l un l'altra che i loro odori si erano intrecciati,amalgamati all'aroma di quel posto in una fragranza sovranaturale.
Lui accese tre candele ed una piccola piramide di incenso tibetano,ricordo di uno dei suoi ultimi viaggi,mise un cd nel vecchio lettore,un album di Jan Garbarek,The Legend Of Seven Dreams,le loro ombre si attorcigliavano sulle note di quel magico sassofono,danzando nell'armonia del primo sogno appena iniziato;si tolse le scarpe,si girò una sigaretta e si sdraiò sul tatami,verso lo specchio dove poteva vedere riflessa la sagoma di lei,tagliata dalla luce tremula delle candele,si dondolava sinuosa,come in un rito tribale,intanto dalle casse fluiva senza fretta,riempiendo lo studio,la musica del secondo sogno,lui vide il suo corpo muoversi con un ritmo preciso,ballando con le ombre,si era messa di fronte lo specchio e si spogliava lentamente,offrendosi nel dono di uno spettacolo solo per quell'uomo disteso;le sue forme riflesse illuminate a tratti dalle candele si fondevano in una scultura vivente,lui iniziò a muovere le mani come un direttore di orchestra,sdraiato di spalle a lei dirigeva la danza di quelle forme perfette,scolpendole nell'aria.Salì nuda sul letto,in piedi davanti lo specchio,la faccia di lui fra le caviglie,poteva guardarla dal basso e di fronte e da dietro in una magica visione tridimensionale,lei si muoveva felina,cavalcando gli assoli di sax,con i seni mossi dalle tablas indiane,mentre con le braccia e le mani disegnava meravigliose promesse nell'aria satura di eros e di magia,lui li sotto era ormai ostaggio di quell'energia così sensuale erotica e sacra allo stesso tempo,in grado di umiliare il suo male,rapito chiuse gli occhi,stupendosi di continuare a vederla con le palpebre serrate dal desiderio,era come se i suoi sensi si erano irrimediabilmente confusi,sentiva con gli occhi,vedeva col naso e la sua pelle assorbiva l'odore di lei fuso nelle note della musica e dell'incenso,fù un momento interminabile,lungo tutto una vita.
Riaprì gli occhi con un fastidio di luce che storpiata dalla plastica della maschera ad ossigeno riportava al suo sguardo,cruda come carne di agnello su un'ara sacrificale,la sua realtà di vita artificiale,tubi e flebo e macchine infernali,tutta quella stupida tecnologia che contendeva il tempo al destino,sfidando Dio sul campo della vita e della morte,lo stridio improvviso di una delle diaboliche macchine lo svegliò completamente violentando il suo idillio sprofondato nel sogno,giusto in tempo per scorgere ai piedi del suo letto,confusa nella nebbia del suo ultimo viaggio,non più nuda,ma con un bianco grembiule,la danzatrice sensuale del suo lungo letargo,le sorrise nell'angolo amaro della bocca secca impastata di sabbia,salutandola teneramente insieme alla sua vita che volava via,fuori da quella banale stanza di ospedale.

giovedì 27 settembre 2007

Il sogno di un incontro(Parte Prima)


Ciao,le disse,cercando di ammorbidire le labbra tese,indurite dall'emozione di quell'incontro improvviso,ciao...rispose lei,abbassando lo sguardo,il corpo muto,disciplinato a soffocare qualunque espressione,lui fece un passo indietro per inquadrarla tutta con lo sguardo,era lei,il suo vecchio tormento;non era più bella ne' più affascinante ne' più vecchia,era semplicemente lei,protesa in avanti,oltre l'approssimazione dei suoi sentimenti e la confusione della sua inconcludente vita di artista,non poté fare a meno di pensare al prima,a quel prima dove lui era la sua aria,quel prima dove lei rimaneva a bocca aperta,incantata, ad aspettare la conclusione delle sue teorie,ammaliata dalla sua arte,docile e innamorata,come una tigre addomesticata,una porta spalancata nel labirinto del piacere.
Quella pausa a lei sembrò troppo lunga,alzò gli occhi fieri e freddamente gli chiese...come stai?un sibilo nelle sue orecchie...come stai..come stai,fece un tonfo tornando al suo presente così poco sicuro,alla sua vita coi cantieri aperti,lavori in corso mai finiti,la sua vita perennemente in bilico sulla corda tesa dei suoi assurdi desideri,chiusa nella trappola del suo segreto,celato nelle cellule del suo sangue che come formiche impazzite correvano per tutto il suo organismo,rosicchiando il tempo necessario a finire qualsiasi progetto.Aveva rinunciato a combattere,ma la sua non era una resa incondizionata al male che lo spegneva,anzi ne era divenuto amico,era il suo ultimo compagno di viaggio,a lui confidava i suoi sogni,germogli di fiori mai sbocciati sui rami ancora verdi dei suoi ricordi,viaggiando insieme verso un dove sempre più confuso che incrociava la traiettoria di un quando invece sempre più vicino e concreto.
Lei avvertì un tremore nel silenzio di quell'uomo che ricordava aspro come una scogliera della Galizia, folle come le sue maree,duro come una montagna di granito che non era mai riuscita a scalare per intero e gli chiese ancora,stavolta con dolcezza...come stai? e nel dirlo si avvicinò sfiorandogli un braccio e si sorprese nel sentire la poca consistenza della carne e solo allora notò quei vestiti troppo grandi,la postura goffa di un clown fuggito da chissà quale circo,lui era vestito come cinque anni prima,sembrava uscito da una diabolica macchina del tempo,con la differenza che quei panni prima riempiti da un uomo forte e fiero ora sembravano cenci che a malapena coprivano pietosi il terribile segreto di quella rara e strana malattia capace di mangiarsi un uomo mentre vive...bene...bene sibilò,e stavolta fù lui ad abbassare gli occhi,vergognandosi di una bugia così stupida e leggera da volare via dalle labbra come una farfalla in primavera.
Ci fù il silenzio e per un attimo anche la città parve fermarsi,come sospesa, rispettando quel momento,un guitto col suo violino percepì quell'emozione nel suo animo di artista di strada e rimase col suo archetto a mezz'aria,una manciata di secondi appena,poi insieme alla strada riprese il suo scorrere,suonando una stupida marcetta tzigana per strappare qualche centesimo alla gente distratta e confusa nella propria esistenza.
Rialzò lo sguardo e incontrò quello di lei,vicino,così vicino da scivolarci dentro,quel languore verde screziato d'oro di quegli strani occhi da gatta,stavolta il silenzio aveva il colore del miele,del grano maturo,si abbracciarono respirandosi a lungo,cercando gli odori appassiti di un amore lontano nel tempo e nello spazio,le braccia di lei riuscivano a cingerlo completamente,lui si accocolò in quell'abbraccio muto,poggiò la faccia sul suo collo,il mento nell'incavo perfetto della sua clavicola,anni prima la faceva impazzire leccando prosecco da quella coppa naturale che ora invece andava riempiendosi con le sue lacrime,gocce gonfie come pioggia estiva in un campo,rivoli salati scendevano dal collo fin su quelle spalle che aveva torturato in passato coi suoi baci,era un pianto sommesso,senza singulti,dignitoso,come se qualcuno avesse aperto il rubinetto della sua anima che colava dagli occhi giù per il mento insieme a tutti i suoi perché e ai suoi vorrei.Lei lo strinse forte a se spalmandoglisi addosso,occupando tutto lo spazio del suo corpo lasciato libero dal dolore del suo male e si stupì di se stessa,dell'amore che quell'uomo assurdo ancora le provocava,nonostante la devastazione del passato,cinque anni,un matrimonio fallito,un paio di analisti ed ora era là in mezzo alla città avvinghiata al suo mostro,che nel male aveva ritrovato i suoi confini umani,una sua collocazione terrena.Non poté non pensare alla loro storia assurda,al loro amore fagocitante che aveva finito per bruciarli entrambi,arsi vivi sul rogo della loro passione,annientati fino all'inevitabile abisso,prigionieri ora della loro necessaria solitudine.
Lei gli allontanò allora il viso e dolcemente asciugò gli occhi con una spallina del suo abito nero lo prese per mano e sempre in silenzio si incamminarono lenti sul marciapiede dove batteva ancora il sole.Non fecero molta strada,lui si fermò di scatto si girò verso di lei che lo guardò persa,impaurita,lui aveva di nuovo nello sguardo quel fuoco antico che aveva imparato a temere,le prese il viso con una mano tornata di nuovo forte e ferma e la baciò,lei era impietrita,riconobbe il suo sapore forte di tabacco e di sale marino,smise di fare resistenza e lentamente si ammorbidì,lasciandosi andare a quelle labbra umide,aprendosi ancora una volta a quel bacio venuto da lontano,dalle pieghe sadiche di un destino che sembrava sorriderle beffardo da dietro una statua del ponte dove si erano fermati,sotto di loro,placido e tronfio come un cardinale,scorreva il vecchio fiume che sembrò trascinarsi via il passato con tutto il suo dolore.Lei sentì il tempo fermarsi,cristallizzarsi in quel momento,in quel bacio che le stava entrando dentro, ancora una volta,scaldandole le vene,facendole pulsare le tempie,lasciando fluire quel dolce veleno restituì quel bacio,stringendolo a se,sentendolo per la prima volta tutto intero anima e corpo,finalmente suo,lui,la peggior specie di uomo,archetipo del più arrogante egoismo,colui che l'aveva schiavizzata per anni col suo malsano potere,colui che l'aveva coinvolta nei più spinti giochi erotici fino a svuotare la sua stessa essenza di donna,asciugando la sua fonte di amore senza spegnerne mai la sete,azzerando la sua esistenza,era lì che la baciava come mai aveva fatto prima,amandola di quell'amore che lei aveva cercato negli anni,ora lo sentiva nelle sue labbra calde,nella sua lingua che giocava nella sua bocca senza prepotenza,con dolcezza,senza la pretesa del possesso,lui aveva finalmente imparato il rispetto.Le si gonfiò il cuore in gola,battendole forte come un adolescente innamorata,il sole intanto piegava ad ovest per la sua planata verso un nuovo giorno,illuminando la speranza dall'altra parte del mondo.

domenica 16 settembre 2007

Toothing(Racconto Erotico)


Prima di partire lascio un racconto scritto ieri sulla spiaggia...
a presto.
Era una splendida giornata di metà settembre,Keryos decise di fare un salto al mare,per godere l'ultimo sole,fare un ultimo bagno prima dell'autunno imminente.
La spiaggia era semideserta,una brezza leggera muoveva gli arbusti fra le dune,il rumore del mare lieve e cadenzato completava l'opera di quella che era una giornata perfetta per salutare l'estate che andava congedandosi con tutte le sue promesse non mantenute.
Si sdraiò in faccia al sole lasciandosi baciare la pelle ancora abbronzata da quei raggi caldi ma non invadenti.
Il calore del sole,la gioia di essere al mare in un giorno feriale lo facevano star bene,la brezza lo accarezzava rilassante come un massaggio e si lasciò andare a pensieri voluttuosi,alle amanti del passato,aveva un giorno tutto per se e si divertiva così,cullandosi nel ricordo delle donne che aveva amato;complice il sole e le carezze del vento,il suo sesso iniziò a gonfiarsi,non una vera e propria erezione,ma un preludio lento e prolungato di quello che il suo membro poteva diventare,sentì il sangue affluire nel tessuto spugnoso del suo pene e cercò con la mente di regolarne il flusso,per gioco,provava a comandare il suo sesso;era così preso dalla sua sperimentazione che non si accorse di una coppia che si era fermata poco lontano da lui,meno di una decina di metri,trattenne un moto di stizza,un sospiro di fastidio,pensò...con tutta la spiaggia a disposizione...dovevano fermarsi proprio quì a interrompere le mie fantasie...il fastidio si trasformò subito in curiosità quando inforcati gli occhiali da vista osservò bene la coppia,lui un signore distinto sulla sessantina,lei una splendida quarantenne con addosso un minuscolo perizoma nero che si confondeva fra quei glutei abbronzati,Keryos allora notò la mole di gioielli che indossava.capelli ricci lunghi e scuri anelli e braccialetti d'argento che brillavano sui polsi scuri,dando alla donna un forte fascino mediorientale...lei tirò fuori un pareo e nel sistemarlo in terra si piegò a provocare lo sguardo di Keryos,intento a modellare i suoi fianchi con gli occhi,e con la fantasia già percorreva tutti i sentieri del suo corpo perfetto,lei se ne accorse e accentuò ancor più i movimenti,poi finalmente si sdraiò opposta al marito con i piedi verso il curioso vicino,armeggiò un po' con la borsa e tirò fuori il telefonino mentre il marito leggeva poco distante il suo libro.
Ok! fece Keryos,rimettendosi giù,bellissima donna,beato il marito pensò e con un gesto condizionato prese anche lui il cellulare,attivò per curiosità il bluetooth e cercò per gioco un terminale acceso e... sorpresa nella lista lesse un nome:Bluebelle,poteva essere solo lei,anche se nel frattempo era arrivata altra gente...provò per scherzo a fare il "pairing"e...zac si agganciò come per magia al cellulare della bella signora."Toothing?" scrisse nel primo messaggio,lei rispose subito:chi sei?e lui:sono Keryos,sono qui davanti...e lei: lo so' scherzavo,ti ho subito notato....lui prese coraggio e si lanciò in un corteggiamento tecnologico scrivendole:sei stupenda,che invidia per questo sole che ti può baciare dappertutto impunemente...così senza riserve!
mmmm...rispose lei cominciando a muovere le gambe...lui:ero già eccitato quando sei arrivata,ma se ora fai così...lei:me ne ero accorta ho visto il gonfiore sotto il costume...e allungò una mano sotto la sua gamba sollevata e con un dito si accarezzava lì dove i glutei incontrano le cosce,quella linea divina che rimane bianca sotto il sole,quel solco di piacere che Keryos adora leccare quando fa l'amore...
lui allora le scrive:ti prego non fare così o mi farai morire....lei per tutta risposta si alzò,passò vicino al marito,le disse qualcosa,lui annuì senza distogliere lo sguardo dal libro,prese il pareo se lo legò in vita prese la borsetta e si avviò verso le dune,passando vicino a Keryos ne sfidò lo sguardo guardandolo di sbieco in direzione di quel turgore che era divenuto evidente e senza dire una parola sparì dietro le dune.
Lui non sapeva cosa fare,era stato colto di sorpresa era talmente eccitato che non riusciva a pensare,poi girò un'occhiata al marito assorto nel libro,si guardò intorno,una famigliola intenta a sbranare panini,un vecchietto con un cane,sembrava tutto tranquillo,la brezza si era calmata,allora prese coraggio e si alzò,fece un giro più lungo e entrò anch'egli fra le dune.La trovò seduta in pineta,in mezzo a uno spiazzo fra gli arbusti,gli si fece vicino,intanto il suo membro era tornato a riposo,merito del suo comandare la marea di sangue nel suo corpo cavernoso e della tensione del momento.Lei era ancora più bella,il suo fascino un poco selvatico veniva accentuato dal paesaggio della duna mediterranea;si sentivano a pelle,si desideravano e non ci furono parole,lui si mise in piedi a gambe aperte davanti la faccia di lei che le scostò un poco il costume facendo uscire i testicoli scuri e gonfi,il suo membro non era completamente rigido,lei aprì la bocca e lo prese tutto,fino alla base dello scroto,le cresceva in bocca,il sangue prese ad affluire con veemenza nel pene che diventò enorme,il glande gonfio e lucido fra le sue labbra carnose sembrava dovesse esplodere da un momento all'altro,lei lo leccò con sapienza scorrendo con la punta della lingua la turgida asta,seguendo il gonfiore delle vene,gli sfilò il costume e mentre lo baciava gli accarezzava le gambe,le natiche,l'interno delle cosce,si inumidì un dito e iniziò a titillare il suo sfintere delicatamente,la lingua continuava a guizzare dallo scroto fino alla punta del glande dove rimaneva in una dolce pausa,girandogli intorno,forzando il minuscolo buco del prepuzio quasi volesse entrare dentro con la lingua ed esplorare il suo piacere dall'interno,lui stava impazzendo e fece uno sforzo disumano per non esploderle in faccia,inondandole il palato col suo seme eccitato allo spasimo da quella lingua e da quella situazione,allora lui lo sfilò delicatamente di bocca,si inginocchiò ai suoi piedi e iniziò a baciarla,leccandole le caviglie perfette,giocherellando con la catenina d'oro simbolo di un'antica schiavitù,salì poi per i polpacci,leccandole il cavo delle ginocchia,arrivando fino all'inguine tornando poi verso il basso,tormentandola con l'attesa dell'affondo della sua lingua nel suo frutto ormai aperto e maturo come un fico in agosto,lei non resistette e gli prese la testa portandolo dove lo desiderava,lui le baciò le labbra della vagina incastonate in un triangolo di peli neri e ricci,un bacio quasi casto,piccoli baci piccoli morsi,lei stava impazzendo di piacere,lui allora aumentò il ritmo leccandola lungo tutte le labbra umide,affondando la lingua in quel sapore fantastico,girava con la punta intorno al clitoride,succhiandolo come fosse un piccolo membro,imitando i baci che poco prima aveva ricevuto sul suo glande,la penetrò delicatamente con due dita,mentre lei si inarcava sulle reni,serrandogli la faccia con le cosce sode da ballerina
lui la masturbò dolcemente senza fretta,iniziò ad esplorare con un dito l'ano,la penetrò all'unisono,continuando a leccare le labbra e il clitoride ora furiosamente,le dita avevano aumentato il ritmo nel duplice gioco,sprofondando fino alla radice della mano nell'abisso di quel piacere provocato,lei si sentiva presa nella morsa sensuale della doppia penetrazione,lui faceva fatica a dominarla,allungò l'altra mano e prese a strizzarle un capezzolo con le dita,fù l'apice del godimento,lei venne con forza eiaculando come un maschio,investendo la faccia di lui sprofondata nel suo frutto aperto,
l'aveva posseduta con la lingua e con le mani facendola impazzire,ma ora reclamava la sua parte,si fece allora indietro,la prese per le ginocchia e la girò,la sua schiena abbronzata e levigata
terminava con due glutei perfetti,la curva dei suoi fianchi accentuava la sua sensualità mediorientale,lui iniziò a strofinarle il sesso fra le natiche sode,il solco dei glutei era un lago bagnato dal precedente piacere,le poggiò allora la punta del glande sui bordi dell'orifizio e con le mani tenendosi l'asta lo faceva roteare,massaggiandolo e ammorbidendolo per facilitare il suo percorso di conquista,lei fremeva come un arbusto mosso dalla brezza marina che aveva ripreso a soffiare,le entrò dentro piano ma inesorabile fino alla radice del pene entrando e uscendo per poi entrare di nuovo fino in fondo,lentamente come un supplizio,lei prese a dimenarsi accogliendolo tutto nel suo corpo spalancato,le mani di lui le stringevano i fianchi con presa sicura,lei le si attorcigliò con i piedi ai polpacci e dopo l'ennesimo affondo venne di nuovo trascinandosi dietro Keryos in un orgasmo simultaneo che li lasciò sdraiati uno dentro l'altra quasi senza fiato,il sole intanto si era spostato guadagnandosi l'ombra dove giacevano,illuminando quei corpi sudati,annodati nell'amplesso,solo allora lui sentendo il calore dei raggi sulla schiena si riprese e con la coda dell'occhio fece in tempo a scorgere un'ombra che si nascondeva tra i rami,era il marito che era lì già da un pezzo a godersi lo spettacolo della moglie complice infedele.Ci fu ancora silenzio,lui non disse nulla comprendendo la storia,si alzò,si mise il costume e si allontanò dalla duna verso il mare,il tintinnare degli argenti di lei lo accompagnava mentre usciva dall'alcova selvaggia di quell'amplesso rubato e poi restituito,arrivato poi sulla spiaggia si mise a correre verso le onde e si tuffò con una capriola infantile,rimase seduto nell'acqua si girò verso le dune poi verso l'orizzonte e salutò così questa estate che stava per finire accompagnata dall'ultimo sole.

giovedì 13 settembre 2007

Vado Via...


Allora...me ne vado.
Lunedì volo a Madrid,sono quattro anni che non vado via...
mi prendo tempo,una città che non conosco,amici che vivono là
mi aspettano per coccolarmi.
Una semana por la movida,giusto in tempo per la noche blanca il 21 settembre...
poi vorrei volgere lo sguardo a nord,in Galizia a trovare altri amici...altre cose da sentire
altri sapori,salsedine pioggia e vento...il mare a nord mi affascina
mare duro,mare virile e aspro.
Ho bisogno di staccare tutto...
Di dare una mano di bianco alle pareti della mia anima..
come si dice... una rinfrescata,come quella che si dà alle case in primavera...
io approfitto dell'autunno,stagione di magie e alchimie intense...
stagione che adoro.
Un saluto caro a chi passa di qui,e a chi a voglia di leggermi e guardarmi
lascio un pezzo di vita in vetrina,"levigata" da questa estate che vado a "terminare"da un'altra parte...
Vi saluto con la mia ultima creazione digitale,rappresenta il sole e la luna,notte e giorno
maschio e femmina,bene e male
l'eterna rivoluzione degli opposti che per loro natura si attraggono e si respingono
in un moto perenne
per generare l'inevitabile attrito che provoca energia.
un bacio a tutti...
ad est del vostro cuore.
Danilo

martedì 11 settembre 2007

Wassily Kandinsky "Lo Spirituale nell'Arte"


Il Movimento
Un grande triangolo acuto diviso in sezioni disuguali,che si restringono verso l'alto,rappresenta in modo schematico,ma preciso,la vita spirituale.In basso,le sezioni del triangolo divengono sempre più grandi ed estese.
Il triangolo si muove lentamente,impercettibilmente,verso l'alto e dove "oggi"c'è il vertice,"domani"ci sarà la prima sezione;quello cioè che oggi è comprensibile solo al vertice,e per il resto del triangolo è solo oscuro vaniloquio,domani diventerà la verità,la vita,densa di significati e di emozioni della seconda sezione.
Al vertice sta qualche volta un uomo solo,il suo sguardo è sereno come la sua immensa tristezza,quelli che gli sono vicino non lo capiscono,irritati lo definiscono un pazzo visionario,un truffatore.
così disprezzarono Beethoven,che visse da solo al vertice.Quanti anni ci sono voluti prima che una sezione più larga del triangolo arrivasse dove era lui!E nonostante tutti i monumenti in suo onore,sono veramente molti quelli che hanno raggiunto quel punto?
In ogni sezione del triangolo si possono trovare degli artisti.
Tra loro,chi sa guardare al di là della sua sezione è un profeta e aiuta il movimento verso l'alto,se invece non possiede quest'occhio acuto,se per finalità e cause meschine lo chiude o ne fa cattivo uso,viene capito e celebrato da tutti i compagni della sua sezione.
più grande è la sezione,cioè più in basso si trova,maggiore è la massa di chi capisce la parola di quell'artista.
è chiaro che ognuna di queste sezioni ha consciamente o più spesso inconsciamente fame del proprio pane spirituale.
è il pane che le danno i suoi artisti,e a cui domani aspirerà la sezione successiva...

domenica 9 settembre 2007

Fuori di Testa


Poi...
dopo tanto elucubrare
eccomi ancora qui
a ridere e scherzare
della vita e il suo farsi massacrare
da analisi profonde
autopsie spirituali
masturbazioni cerebrali
per uscire infine fuori
da tutte le maschere a colori
e i pensieri dipinti
in questa mia guerra santa
senza vincitori o vinti
pareggio sempre
ed è proprio un bel vantaggio
no non si tratta di coraggio
ne fortuna
ma forse è tutta colpa della Luna
che la fa da padrone
domiciliata a casa sua
nello Scorpione
oppure il mio Marte incazzoso
di stanza nel Leone
sta di fatto
che io poi
rinasco sempre
da ceneri disperse
in mille storie arse
nei roghi di Saturno
magari solo
senza nulla intorno
io...grazie al cielo
finalmente
libero ritorno.

giovedì 6 settembre 2007

Donna


Amo le tue mani
che frugano curiose
in mezzo ai miei misteri
recondite passioni
come foglie tremano
al tuo solo sfiorarle
e desiderio nasce
fra le pieghe della pelle
all'ombra della ragione cresce
follia sublime si condensa
e poi nel tuo ventre esplode
mentre il tuo corpo attende
spalancato
come una valle
sotto un cielo stellato

MEME


Ho schivato il primo piu o meno elegantemente mandatomi da Faraluna(con la quale mi scuso ancora) rispondendo nel suo post,questo mi sembra troppo lungo per ingolfare i commenti di Kniendich e allora eccomi qui a rispondere...

01- CHE ORA È? : 10e10

02- NOME? : Danilo

03- COMPLEANNO? : 16 febbraio

04- SEGNO ZODIACALE? : Aquario ascendente capricorno

05- TATUAGGI? : 2 uno scorpione e un elefante

06- PIERCING? : ci stò pensando

07- SEI INNAMORATO? : si 

08- TI PIACI INTERIORMENTE? : in parte

09- HAI GIA' AMATO AL PUNTO DI PIANGERE PER QUALCUNO? : si sempre

10- HAI MAI FATTO UN INCIDENTE CON LA MACCHINA? : si moto e macchina

11- HAI MAI AVUTO UNA FRATTURA? : si tre fratture omero sn spalla dx rottura tendine di achille lussazione spalla dx tutti i crociati delle ginocchia diversi punti di sutura credo 56 in tutto

12- PEPSI O COCA-COLA? : Coca Cola

13- WHISKY O VODKA? : Whisky

14- TI FIDI DEI TUOI AMICI? : si

15- COLORE PREFERITO PER L'INTIMO? : bianco per me nero per donna

16- NUMERO PREFERITO? : 7

17- TIPO DI MUSICA PREFERITA? : jazz classica italiana rock cantautori

18- DOCCIA O BAGNO? : Doccia da solo, bagno con loro

19- COSA ODI? : la disonestà la stupidità menefreghismo e superficialità

20- COME TI VEDI NEL FUTURO? : invecchiato

21- DA CHI HAI RICEVUTO QUESTO TEST? : da Kniendich

22- QUALE DEI TUOI AMICI VIVE PIÙ' LONTANO? : la mia prima moglie,in India Kerala

23-COSA APPREZZI DI PIÙ' IN UN AMICO? :l'indipendenza emotiva

24- CHI E' IL PIÙ LENTO? :Prodi

25- COSA CAMBIERESTI NELLA TUA VITA? : la precarietà

26- SEI FELICE? : La felicità esiste a tratti sennò saremmo una massa di beoti

27- PROVERBIO PREFERITO? : spreca la botta ma la ciccia la riporta(proverbio romanesco)

28- LIBRO PREFERITO? : Frammenti di un'insegnamento sconosciuto (pensieri di Gurdieff)

29- DI COSA HAI PAURA? : la fine del mondo

30- LA PRIMA COSA A CUI PENSI QUANDO TI SVEGLI? : un altro giorno da vivere

31- IL TUO FILM PREFERITO? : oltre il giardino

32- SE POTESSI ESSERE QUALCUN ALTRO CHI SARESTI? :Platone

33- COSA C'È APPESO AL MURO DELLA TUA CAMERA? : un sole di legno gigantesco

34- COSA C'E SOTTO IL TUO LETTO? : l'iBook di mia moglie

35- DOVE TI PIACEREBBE ANDARE? : nel mondo delle idee o iperuranio

36- CHI NON RISPONDERÀ DI SICURO? : Chi non ne ha voglia


37- E CHI SEI SICURO RISPONDERÀ? : Chi ne ha la voglia

38- DI CHI VORRESTI LEGGERE LA RISPOSTA? : Di tutti

39- PROFUMO PREFERITO? : Kouros YvesSaintLaurent

40- SPORT PREFERITO? : un pò il calcio

41- TIMIDO O ESTROVERSO? :estroverso

42- MARE O MONTAGNA? : mare

43- HAI PAURA DELLA MORTE? :curiosità

44- A CHE ORA VAI A LETTO DI SOLITO? :quando ho sonno

45- COSA VUOI DIRE ALLA GENTE CHE LEGGERÀ QUESTO TEST? : piccole tracce di me,molto piccole

devo nominare qualcuno?
http://solounuomo.blogspot.com/
http://oltreviola.blogspot.com/
http://anathea00.blogspot.com/

Considerazioni


Cesi 17Febbraio 1996
Stanco il mio occhio su di un fiore si riposa
mentre tutto gira forte intorno
orrori quotidiani scorrono in tv
e cè sempre qualcuno che non ce la fa più
io seguo tutto attentamente
l'evolversi della fine
del disastro imminente
ascolto musica se posso
penso molto,e questo è vero
al mio passato
ormai tutto,proprio tutto
mi è più chiaro
si lo sò ce l'ho con me stesso
inutilmente
come una faccia china
sulla tazza del cesso
non ho più nulla da vomitare
ne pace ne rancore
solo inutili parole
che testardo ancora scrivo
su fogli bianchi come notti insonni
la visuale non mi cambia
la mia vita come una lavagna
tutto scritto a gesso
non cè inchiostro permanente
a fissare ricordi nella mente
approcci goffi e maldestra ilarità
con quella sana e santa normalità
aimè,ormai anche l'arte è latitante
in questo delirio così incessante
solo la stanchezza domina incontrastata
è la solita frittata
è il vino che mi rende un pò pensoso
in queste cene qui da solo
silenzioso
solo il rumore della penna,del fuoco
come un rantolare
e poi giu da basso
rassicurante
ascolto del mio cane
il suo abbaiare

mercoledì 5 settembre 2007

Vecchia Poesia


13 giugno 1997
Brilla nel cielo una stella
sù più sù in alto
dove il silenzio è padrone
e solitudine cancella
in me più nulla si oppone
allo scorrere pignolo del tempo
il respiro di Dio
l'universo dilata
e nel mio cuore
una scheggia di luce è caduta
è un lampo
e l'anima mia si distende
estasiata
è solo un momento
appena un secondo
poi frenetico incessante
ricomincia a girare il mio mondo
dove vive il mio essere uomo
appicicato per terra
sempre pronto a muovere guerra
al non senso
all'irrazionale
a tutto quello che non si può capire
sentire o catalogare
sempre pronto a fuggire
a scappare
davanti al languore
di un'anima dolce
di un buco nel cuore
di quello strano umido immenso dolore
che solo l'amore può dare
che solo lui può curare
accarezzandoti il viso
così piano piano
dolcemente
come il vento fa con un fiore
eternamente

Una Vecchia Lettera


sono andato in soffitta e ho trovato vecchie lettere mai spedite ecco la prima:
Cesi 17 Aprile 1996
Ciao...eccomi qui,in mezzo ai calzini dispari mordicchiati da Kirye,in mezzo alla polvere della mia stanza,al suo disordine che rispecchia il disordine della mia vita,su questo letto pieno di niente,fra i libri e un posacenere panni sporchi e camicie da stirare,provo ascrivere,a scriverti,ho le cuffie,il cd mi assorda riempiendomi il cervello di Mozart e il suo inno alla pace,Requiem appunto...che dire,mi manchi?fra uno sprazzo di lucidità e la follia di questa mia vita che somiglia sempre più a un film di Tarantino,mi manchi,mi manca cosa?la pulizia dei tuoi occhi? i bordi delle tue orecchie?,il morbido delle tue labbra?i tuoi fianchi il tuo essere impacciata?cosa mi manca veramente se cosa è stato nulla!si direbbe nulla e nulla è vero,ma allora?ti ho difesa da me stesso e lo stò pagando ridi se vuoi,ma io stò piangendo,tranquilla,è normale,anche i ricchi piangono e così gli uomini,le piante e gli impiegati dell'ufficio postale,ridi ancora,se ne hai voglia e fai ridere anche me.
Vorrei avere una coscienza politica che mi faccia reclamare il mio bollettino elettorale,vorrei avere una coscienza e basta.
Te ne sarai accorta,sono un uomo confuso(di sicuro ora sorridi)ma non così tanto da averti non sentito,sentita in quel lampo durato due quadri,un bacio,un'abbraccio,un giro per gallerie,alcune emozioni,incazzature,delusioni varie,ma questo è poco,dentro ,almeno dentro me un morso,simile a quelli che provoca la fame o l'ansia(e si che conosco bene ambedue)un morso alla pancia che mi lascia con gli occhi aperti la notte(non sempre però) a chiedermi chi sei?...ho bisogno di te e non mi vergogno a dirlo,ti voglio(e un poco mi vergogno)mi manca la tua leggerezza e giovinezza,mi manca come manca a un "vecchio porco"e io non sono vecchio ne tantomeno porco, eppure...dove sei?mi chiedo cosa sai di me,a quali conclusioni sei arrivata su di me,mi chiedo spesso,perchè non sei qui,a lavorare insieme,a volte(perdonami)perchè non sei qui nel mio letto,a dormire guardando fuori la finestra la mattina i gerani appena sbocciati,si si lo sò la tua vita la tua casa sono pieni di gerani,di primule e panzè,eppure...mi manchi,non sono capace di corteggiarti,lo hai visto sono una frana eppure...pensando ai tuoi venerdi di un colore,alla tua follia così addomesticata,ho come un tonfo al cuore...sono un lupo e tu non sei più cappuccetto rosso.
Pensavo che il casale in Umbria riempisse tutta la mia esistenza,che il Frate prendesse il posto di mia moglie o di mio padre e che la mia arte finalmente potesse darmi magicamente le chiavi del cielo e che nel mio cuore tornasse finalmente un pò di pace,così non è stato,la vita è dura nelle sue manifestazioni,nelle sue scadenze,nel suo spargere gloria la vita è avara e io non so più se piangere come un bambino o diventare un bandito o sedere tronfio sul trono della prosopopea,della vana presunzione di un uomo che conosce il suo destino e che cavalca la sua vita verso la libertà...STRONZATE...sono qui solo,in mezzo a un disordine che in fondo mi appartiene tirando a campare convincendomi di essere un artista, un prescelto,nella falsa umiltà di chi idolatra il dio di turno,sperando di pagare le bollette che impietose si accalcano nella buca delle lettere,con la speranza che un qualche dio invisibile ai più si dimentichi di staccarmi il telefono.
Ho bisogno di te e non mi vergogno a dirlo,stammi intorno se proprio non riesci a starmi dentro,stammi vicino,tirami una corda,sono ubriaco(credo)e non dovrei bere,sono solo e dovrei ridere,sono vivo,nonostante tutto riesco ad essere vero,vero come in queste righe...
ho finito i fogli,la voglia...mi stò addormentando in questa altra notte che vola giù dalla finestra.

martedì 4 settembre 2007

Uno Sguardo Fuori


Guardo fuori
alzo gli occhi oltre la finestra
in questo spicchio di cielo
incastonato tra i palazzi
c è una strana luce viola
sicuramente artificiale
mi immagino la gente
il vivere normale
stare bene e stare male
le bollette da pagare
le persone semplici
senza tutta questa boria
ognuno con i cazzi suoi
ognuno chiuso in una storia
poi torno indietro con lo sguardo
dentro la mia finestra
il mio caos interiore
dentro questo strano cuore
guardo quello che mi resta
sulla pelle
di tutti i giorni spesi
a cercare qualche cosa
per campare
la chiave di un cassetto
dove ho chiuso storie
e sogni appesi
con contratti da tre mesi
quel sapore strano
sulla lingua e sul palato
no non il senso di sconfitta
ma quell'odore antico
di cose vecchie
dei ricordi dimenticati
dentro una soffitta...
allora faccio mio il silenzio
e con diplomazia
inizio la mia grande pulizia...
mi affaccio ancora fuori
e non sto più male
richiudo la finestra
perchè s'è fermato il vento
e s'avvicina un temporale.

Navigando


E rieccoti qua
brutto scemo
la tua penna come un remo
segui ancora vecchie rotte
in questo mare che è la notte
navigando l'infinito
oltre questo mondo rattrappito
esplori l'universo
e i suoi buchi neri
cavalcando i tuoi pensieri
ti perdi nei meandri oscuri della mente
attorcigliato ai suoi misteri
lo sguardo al cielo
e i piedi nella melma
ti sfinisci
svuotandoti la testa
senza niente che ti resta
come dopo i botti di una festa
come mele marce in una cesta
come un gallo senza cresta
come vuoti d'aria in aeroplano
come mosche in una mano
come bolle d'aria nelle vene
le parole stanno insieme
come uno schiavo
e le sue catene.

Fernando Pessoa Autopsicografia


Stasera mi sono imbattuto in uno scritto
di questo poeta che in verità conosco poco
ma leggendo queste righe ho sentito un tonfo...
esprimersi non passa solo
dalla "farina del nostro sacco"
ma credo che il "divino pane"impastato
con la farina di altri ci permette di nutrire la nostra anima
e di renderla migliore.
Non è facile accostare un immagine a parole
così stringate,essenziali e a modo loro
pure,come solo un guizzo di Spirito può essere...

AUTOPSICOGRAFIA

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
Gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

domenica 2 settembre 2007

L'Allieva(Racconto Erotico)


Il maestro l'aveva notata per la sua estrema umiltà,per la facilità
con la quale apprendeva e la disponibilità a imbrattarsi l'anima con i suoi concetti rispetto alla creatività emozionale espressa attraverso l'arte...ma non solo...egli aveva indovinato le sue forme esatte nascoste,mimetizzate sotto abiti mai attillati,tessuti grossolani indossati apposta per celare agli sguardi un corpo sensibile ed eccitante nella sua acerba maturità.
Lei,la sua allieva prediletta,la più dotata,la più attenta...a lui piaceva avvicinarglisi da dietro,mentre era intenta sù un modello e sentirla trasalire,non perdeva occasione di sfiorarle il seno con un gomito,mentre le insegnava il giusto uso di una miretta,sfidando il turgore dei suoi capezzoli,per poi ritrarsi dando al movimento del braccio l'innocenza del gesto involontario,osservava i tendini dei polsi guizzare mentre i polpastrelli affondavano nell'argilla umida.lei,sentendolo dietro,scostava i capelli con un movimento preciso della testa,senza nascondere il gesto voluto e studiato,offrendo la nuca e un angolo del collo bianco,sperando in un segno,uno sfioro una carezza o un bacio che tardava ad arrivare dal maestro che si mostrava distratto,faceva spesso questo gioco di sottile seduzione,lui sentiva tutto e godeva in segreto di quei piccoli gesti che aveva visto crescere e perfezionarsi durante tutta la durata del corso di modellato che volgeva ormai al termine.
Accadde tutto in una sera,lei si attardò a perfezionare un compito di figurato,il bozzetto di un uomo in verticale dalla sorprendente forma fallica,gli altri allievi si erano congedati,nel camino del laboratorio scoppiettava allegramente un ciocco di quercia,lei si volse verso il maestro cercando nel suo sguardo l'assoluzione complice per il suo ritardo,per tutta risposta lui le venne incontro tenendo fra le mani due calici di vino rosso e le sorrise con occhi furbi da gatto...appoggiò i bicchieri sul tavolo basso di fronte al camino,un tavolo di legno di Tulipè dell'isola di Giava,il suo studio parlava di se,dei suoi viaggi e delle sue ricerche,era ricavato in una vecchia stalla,con le mangiatoie piene delle sue sculture,lei si sentiva a suo agio in mezzo a tutte quelle storie,si alzò dallo sgabello e raggiunse il maestro davanti al camino,portò con se il suo bozzetto per giocare ancora all'allieva diligente,bevve un lungo sorso di vino e si sedette sul tappeto nella posizione del loto,poggiò il lavoro sul tavolo e iniziò ad accarezzare l'umida argilla,il maestro poco dietro di lei si arrotolò una sigaretta e si mise a gustare la danza di quelle dita affusolate intorno al quel fallico busto di uomo appena abbozzato,il fuoco e una candela accesa proiettavano ombre sinuose sulle pareti,presagio di uno spettacolo da godere con tutti i sensi a disposizione,mentre una musica particolare,un jazz con ritmi tribali usciva dalle casse poste in fondo allo studio per riempire discretamente lo spazio senza prenderne il posto.
Lei sapeva di essere osservata,radiografata da quegli occhi che tanto aveva temuto,ora una perla di sudore le colava dalla nuca dietro le spalle,insinuandosi nel solco divino della sua spina dorsale,evaporando poi nel calore della sua pelle eccitata dal vino e dal fuoco che danzava sfrontato di fronte al suo corpo.
Trattenne il respiro un momento per seguire quella goccia assassina che segnò l'inizio di un sogno,riprese a respirare e si turbò sentendo il suo odore di donna,quel sapore di miele fermentato che inumidiva il pizzo delle sue mutandine,saliva dal basso del suo ventre accarezzandole i seni scivolando sul collo ,aprì un poco le labbra per sentirne il sapore,ricordo di giochi davanti lo specchio,lo stesso sapore che restava sulle dita bagnate,era tutta un rossore e anche se era di spalle si sentì come un Giano bifronte,aveva quello sguardo addosso,da dietro il maestro godeva di quel mistero appena svelato,lei allora si bagnò le mani nel rosso del vino e iniziò a inumidire l'argilla che a contatto col liquido prese vigore e sembrò inturgidirsi sotto le sue mani prendendo la forma di un fallo gigante,mitologico,lo accarezzò mimando un amplesso offrendosi in quello spettacolo per quell'uomo seduto vicino,che posato il bicchiere per terra le si sedette dietro,a distanza,spostò la coda dei suoi capelli e finalmente poggiò le labbra umide semiaperte in un bacio bagnato sulle spalle ansiose,disegnando con le mani i bordi del suo busto fino alle pieghe dei suoi fianchi seguendo con le dita la curva della sua vibrazione,in risposta alla pressione del palmo delle mani lei si piegò in avanti,sciolse le gambe dalla posizione del loto e si mise in piedi,facendosi sfilare delicatamente la gonna di lana cotta,ormai inutile difesa di fronte al desiderio di essere sua,così fece il maglione il reggiseno e le mutandine di pizzo fradicie di umore,che lui prese fra le mani e ne odorò l'essenza a fondo,come per scolpire l'idea di quel corpo che iniziava ad esplorare,seduto da dietro usando la lingua per tracciare una linea dalla nuca fino alla grotta del serpente,baciò la sua schiena fino all'incrocio dei fianchi,spingendo poi con il mento fino a metterla prona per respirare a fondo il suo odore nascosto,scivolò col naso fra i glutei fino al primo orifizio,sfidando le regole leccò intorno quel buco e nel besonegro la sentì sprofondare nel desiderio assoluto con la sua faccia immersa nel piacere di un melone spaccato in mezzo al deserto succhiando e leccando il suo sapore con gusto ,col naso la lingua e il mento immerso in quel languido lago la sentì fremere nello spasmo venendogli in bocca in un interminabile orgasmo...lei allora tremante sdraiata supina sul tavolo aspettava la prossima mossa di quell'uomo strano,del suo maestro,che le girò intorno godendosi ancora quel corpo perfetto,le si mise col membro davanti alla faccia spostata all'indietro sul bordo del piccolo tavolo,le fece annusare il suo odore e spinse col glande sulle sue labbra ormai gonfie e lei lo prese a leccare, avida, stupendosi di come profonda poteva essere la sua bocca,di come poteva scendere fino in fondo alla gola,e lui la prese in quel modo,facendole crescere dentro il suo membro, duro come il granito che domava lavorando a scalpello,lei era ormai un'unica grotta,umida e calda che aspettava il suo fiotto,lui le fece sentire ancora per poco la forza del suo essere maschio,poi con calma come se lei fosse un blocco d'argilla la mise in ginocchio sul tavolo,la morse sul collo come un gatto selvatico e la prese di nuovo,stavolta entrandole dietro,senza sforzo, per come lei si era aperta offrendosi tutta in un dono,cercò poi quel posto proibito e trovò subito un varco e appoggiandole l'asta sul bordo fece una pausa per aspettare il consenso,quel sottile confine fra il "si io ti voglio"o il farsi indietro negandosi,allora lei gli si fece incontro facendolo entrare lì dove mai nessuno era entrato,dove nessuno dei suoi giovani amanti aveva mai osato,quel nuovo piacere le riempiva ora la pancia e venne di nuovo,lui le entrò fino in fondo e sentiva li testicoli sbattere sul clitoride duro,lei li afferrò con tutte e due le mani prendendosi tutto,usandolo come un giocattolo erotico, fino a farlo godere con un guizzo caldo che si confuse sul bianco del suo sedere violato,scivolando poi in terra in mezzo ai bicchieri di vino sporcando il tappeto,mentre il fuoco si spegneva in un sospiro infinito.

venerdì 31 agosto 2007

Nel nome di un padre


Nel nome e nel cognome
di un padre che mi ha perso
tra le righe di una storia
tra un bicchiere vuoto
pieno solo di tristezza
in mezzo a volti
anonimi
facce di chi in fondo
si accontenta
da baci irritati
di una barba incolta
e su questo disco graffiato
dalla vita
che la puntina del mio cuore
poi si incanta
è il dolore dei ricordi
che si fissa
cristallizzandosi
su una melodia immaginaria
sempre sulla stessa nota
armonie confuse
tra il bene e il male
che si affrontano nell'aria
senza mai soccombere
l'uno necessario all'altro
per giustificare l'esistenza
di una traccia
per ferire la terra
con un solco profondo
dove forse
un giorno
innaffiato dalla vita
quel seme ormai indurito
nascerà di nuovo.

giovedì 30 agosto 2007

E allora...Tango!


Ancora una scultura...
l'ultima nata da questo prolifico periodo
da questa specie di ovulazione dell'anima,
si ispira al Tango...
danza e scultura sono espressioni
molto simili
nella danza esprimiamo il nostro senso interiore
la musica ci guida i passi
i movimenti,
disegnamo sogni con le braccia e i fianchi
con la vibrazione del corpo
che finalmente libero
si lascia sedurre dall'armonia delle note
esprimendo tutta la sensualità
sepolta sotto le stratificazioni
che ognuno si porta dietro
fardelli indesiderati del mondo esterno
dell'educazione
dell'esperienza accumulata
del nostro apparire...
nel giusto desiderio del voler essere
senza più sembrare...
nella scultura il processo è molto più cruento
l'idea scende dal cielo
il ritmo si insinua nelle mani
nel momento in cui sei di fronte
alla materia inerte
ferma,apparentemente quieta
che ti sfida a domarla
...poi...una linea,un segno da seguire
dolcemente con fiducia
poi...il segno ti rapisce
il ritmo aumenta
come in una danza ancestrale
le mani creano
la passione si impadronisce di te...
come due ballerini di tango
seducono e si fanno sedurre
nell'armonia del loro amplesso mimato
nella melanconia dell'abbandono
ritrovo le mie linee
i miei segni...
celati nella fredda pietra
nell'umida argilla
dietro la curva dei colori
e allora...
senti il dovere
l'urgenza assoluta
di estrapolare la bellezza
ovunque essa si nasconda
e riempire la forma e lo spazio
con i segni
con il corpo
con i pensieri
sublimarli
assorbirli nelle cellule
farli propri per poi donarli
a tutti coloro che sapranno cogliere
l'unicità del necessario
pasto dell'anima.

domenica 26 agosto 2007

Er Terremoto


Ho chiamato li pompieri
stamattina no,non per le crepe
uscite lì in cucina
nè pe sto muro sgarupato
l'ho chiamati...
pè stò core mio
un core lesionato...
hanno fatto l'ispezione
sù dal tetto
fino giù in cantina...
e se sò stupiti
de trovallo ancora sano
cò tutte ste intemperie
pensavano de trovà
solo un mucchio de macerie
e dire che
ce ne sò stati de marasmi
dè sciagure varie
persino un'uragano...
ma lui resiste fiero
come un vecchio monumento
come er Colosseo
come un simulacro dell'amore
quello sacro
e quello un pò profano...
Er capitano poi
m'ha preso da nà parte
e m'ha detto
de stacce un pò più attento
cò stò core antico
che nun sà se lo regge
er prossimo tormento...
Allora io me sò tranquillizzato
perchè m'è passato accanto
e m'ha sfiorato
n'artro terremoto
ma stavorta
consapevole
appena in tempo...
l'ho scansato.

giovedì 23 agosto 2007

AquaLuna


Sfiorando le lenzuola
scivola via la luna
dalla notte
liquida
attraverso le finestre...
cola
entrando
in questa nostra stanza
la tua pelle
sotto le mie dita
danza
freme il ventre
tuo
fra le mie mani
mi attorciglio al tuo respiro
denso
caldo sul mio collo
teso
mi ti spalmi addosso
sul petto fra le gambe sul mio viso
e io prima di perdermi
ti prendo
ed è umido ora
questo nostro cielo
gonfio come un temporale
che ci sorprenderà ancora
esplodendo come un lampo
come un botto
a carnevale.

mercoledì 22 agosto 2007

ORA


Domani...
ultimo sole nel cielo del Leone
un cerchio si chiude
il presente si sovrappone
sposto verso il basso
quell'ode dell'inganno
la consegno alla memoria
la relego in un angolo
ormai tutta questa storia
si è presa il suo tempo

ha avuto il suo spazio
il suo immeritato momento di gloria...
Ora...
la prima pagina
di questo mio diario
se la prende quest'opera mia
l'ultima nata
con un prepotente inno alla vita
alla verità svelata
plasmata con forza
e con dolore
da queste mie dita...
traduce al mondo
il mio domare la materia
il mio riuscire a vivere
senz'aria
il mio scavarmi dentro
il mio continuo sopravvivere
a me stesso...
quando accarezzo il paradiso
o con la faccia in fondo al cesso
io...
sono io
e a te lo dico...
Amore mio
rimasta lì ferma
fedele come un sasso
mentre io giravo
perso
mezzo addormentato
rimasta lì
immobile
proprio lì
dove ti ho cercata
nello stesso
esatto posto
che avevo ormai dimenticato.

venerdì 17 agosto 2007

Troia


Quando dico Troia
non penso alla città
al suo cavallo
all'ingegno ed all'astuzia
alla strategia perfetta
della sua regina...
io invece
penso solo a una donnetta
priva di spessore
una maga degli inganni
una femmina un pò scialba
bastanza avanti coi suoi anni
non è che prima la vedevo bene
stordito dal suo fare
nell'usare ogni trucco
facendomi entrare
sempre e dappertutto
con dedizione e con costanza
in un continuo girotondo
per farmi sentire
l'uomo più forte mai nato al mondo
no non potevo vedere
la sua essenza
tanto assidua era la sua presenza
per farsi amare
era divenuta un abitudine
un non so chè di famigliare
riusciva a non farmi pesare niente
senza accorgermi
che a forza di mentire
ero divenuto trasparente...
ma che vuoi fare
l'uomo in fondo è un cretino
crede a tutte le sue balle
basta strofinargli un pò la pelle
fargli sentire che sotto ci ha due palle...
poi all'improvviso è come se ti svegliassi
in mezzo a un sogno a tarda sera
e la vedi per come è
tutta intera
con le rughe e le furbizie dei suoi anni
le sue stupide bugie
il nascondersi dal tempo
e dagli affanni...
la sua mancanza assoluta
di ogni forma di ambizione
e ti chiedi come hai fatto
per tutto questo tempo
gran coglione
a non vedere
quell'aura sinistra che la copre
solo per metà
un velo nero
che vuol far sembrar mistero
la sua cattiveria
che si espande
in una stupida superficialità...
e pensare che gli hai fatto
pure il funerale
senza fiori forse
ma che vergogna!!!
avrei dovuto farlo prima
scaraventarla in mare
darla in pasto ai pesci
un trattamento di favore
per una simile carogna.

giovedì 9 agosto 2007

Senza Parole...


Senza parole...
potrei riempirti lo sguardo ore ed ore
con tutto quello che le mie mani sanno fare
per come plasmano con forza la materia
o per come a volte
da sole annaspano nell'aria
Senza parole...
potrei riempirti la testa con i miei pensieri
usando solo gli occhi
raccontandoti le storie dei miei anni
con le rughe del mio viso
segnato dagli affanni
Senza parole...
potrei riempirti il cuore coi i miei sensi
col mio sentire il mondo
la notte il giorno
e tutte l'emozioni
ti sorprenderei
dicendoti le cose che non pensi
Senza parole...
con tutta la mia arte
senza sfiorarti con un dito
cercherei un varco
in mezzo alla tua pelle
per guardarti dentro...
rapito
e di nascosto
ascoltare in silenzio il tuo respiro
Senza parole infine...
strapperei il cielo con le mani
e ruberei due stelle
per scolpirci a forza
i nostri sogni
disegnarli sulla pelle
e quando avrò finito
le farò brillare come bombe
in mezzo a questo strano cielo
divenuto all'improvviso
più pulito.

martedì 7 agosto 2007

il Mio Saturno Contro


...Ecco la mia ultima creatura o dovrei dire la prima dopo più di tre anni,dopo la scarnificazione di Saturno al quale ho offerto la mia anima senza difendermi,mi sono lasciato sezionare,un autopsia dal vivo dei miei sentimenti,senza paraventi a nascondere il pudore di uno sterro dell'anima così profondo...e cè dentro tutto,dieci anni di vita e di finzioni,di bugie e tradimenti di desideri inappagati sogni delusi e poi traditi,l'amore scimmiottato per ignoranza,noncuranza,il desiderio perverso del possesso, l'oblio della trasgressione,passi anni a sedimentare cose,mattone dopo mattone ammucchi sentimenti come un muratore ubriaco e dopo la sbornia arriva lui...puntuale a chiederti il conto del tuo agire e non basta più la pelle per sentire il male...se hai coraggio rimani lì fermo a farti setacciare,perché ogni cosa deve essere al suo posto,ogni cosa il suo nome,come nel paese di Macondo,e allora rivedi le tue schifezze,il tuo confondere il giorno con il sole,l'amore col piacere e il tuo buco dentro sempre più grande,ogni volta che provi a nasconderci qualcosa questa si adatta al nuovo ambiente e tu la perdi di nuovo,mimetizzata col tuo modo di fare..tanto sei abituato a sembrare..e poi alla fine arriva il conto,se sei stato bravo avrai di che pagare per smettere di soffrire,andare avanti nel chiarore che intravedi oltre la fine dei tuoi giochi...poi come sempre accade dopo il male arriva lo stupore, la pelle si dilata e quel dolore che sembrava pietra diviene come acqua sporca di vita vissuta,allora fai silenzio di tutto il rumore intorno,ti alzi in piedi e osservi il lavoro finito,pezzi di vita ai tuoi piedi briciole di storie alle quali avevi dato nomi inventati sul momento,priorità improvvise dettate dai tuoi bisogni,specchi sempre troppi piccoli per vederti tutto intero...allora fai bene i conti per dare l resti a tutti, per non deludere nessuno, passi e ripassi le tue cose al vaglio con le maglie strette quelle proprie del dolore puro,il dolore sordo senza risentimento,quello muto senza eco,pressi il torchio e come un contadino saggio aspetti...la stringitura ...sapendo che quel momento è il frutto della tua fatica,fatta ad arare con le mani nude i campi della vita...quello che rimane sarà tuo,lo avrai meritato mettendo il tuo cuore in moto,senza nasconderti dietro silenzi pensati ad arte,alle pause e ai messaggi senza senso,senza scappare col viso in faccia all'ennesima tempesta...per rimanere tu,più bello e più forte con tutto il mondo che ti resta.

venerdì 3 agosto 2007

Il Dono


poi...
quando meno te lo aspetti
il dono arriva
e sei stupito
uno sguardo incrociato
due nocciole senza guscio
incastonate in un viso pulito
e ti lasci andare,parli e ridi
ti esprimi,senza aspettare
l'urgenza del tuo essere vero
lì da sola senza mentire
senza il bisogno di imitare
e in poco tempo puoi piangere
aprire le finestre su questa estate
e far entrare aria nuova
mani e occhi che si sfiorano
così semplicemente
senza promesse da tradire
così
semplicemente
perché è morbido il tuo sguardo
i tuoi fianchi il tuo respiro...
così senza sapere dove andare
fidarsi solo della pelle
che non sa mentire
sotto questo cielo d'agosto
ancora pieno di stelle.

mercoledì 25 luglio 2007

Sai...


...Sai
erano anni che non provavo un simile dolore
...anzi ti devo proprio ringraziare
per avermi ricordato
quella nausea sottile che piano piano sale
insieme allo stupore
di trovare ancora in giro
attorno alla mia vita
persone in grado
di farmi ancora così male
così a fondo...
nel tempo pensavo di aver dato
a piene mani
il mio cuore in pasto al mondo...
chi lo ha masticato in fretta
e gli è andato di traverso...
chi non lo ha digerito
e si é quindi risentito...
e infine c'è chi
lo ha gustato a fondo e poi...
in un angolo
di nascosto lo ha sputato
neanche fosse un boccone avvelenato...
vergognandosi di quel sapore
che non somigliava più
alla sua stravagante idea d'amore;
Sai amata mia...
volevo dirti un ultima cosa
piano piano
senza far rumore...
questo qui è il mio cuore
e come le mie mani piene di calli
si è invecchiato e si è indurito...
ma questo è il suo odore
mi dispiace se per voi
risulti essere noioso...
non posso farci niente
puoi provare con un deodorante
se ti fa' piacere
o un disinfettante
hai visto mai
fosse infetto o contagioso...
Dai retta a me stacca la spina
al tuo cuore e al tuo cervello...
apri le imposte in faccia al sole
fai entrare il giorno nel tuo ego
divenuto così scaltro e così furbo
ma noioso come un vecchio ritornello
come una gatta quando ha fame
come una Penelope distratta
e le sue trame...
come te anima mia
che annaspi fra sospiri e desideri
senza mai affogare
come te che senza il minimo rispetto
cerchi ancora l'amore
all'incrocio preciso delle gambe
senza neanche sospettare
che un po' più in alto
a nord del mio pube
appena sopra la mia pancia
al centro esatto del mio petto
c'è il mio cuore ancora caldo
ferito a morte da una lancia.

Stavo male..davvero




Come un disco vecchio il fruscio della mia vita mi sfiora ancora,non mi colloco,non riesco a collocarmi da nessuna parte,mi vesto e mi spoglio in continuazione imitando la normalità,scimmiottando il vivere sereno,mi sfugge continuamente il senso del mio esistere,il bandolo della matassa,ricomincio in continuazione qualcosa senza senso come un eterna penelope per di più isterica,vago senza meta negli anni senza il timore di invecchiare consapevole e lucido cavalco questo mulo mezzo morto attraverso stagioni impazzite,vago di bocca in bocca come una leggenda come solo la verità intrisa di menzogna sa fare,la mia anima sempre dentro una valigia dove manca sempre qualcosa...sono stanco di passare sempre dal via, la mia vita come un gioco dell'oca perverso e maligno,sempre un passo indietro scoordinato,sempre sospeso fra la terra e il cielo passato e presente senza mai la sola ipotesi del futuro,ipotesi dico non certezza,supponere presumere... baaastaaaaaa chiedo perdono a Dio se lo ho sfidato,chiedo clemenza al demonio se lo ho deluso,ma basta per favore,mi devo collocare inserire adattare al presente dove l'innocenza di anime bambine chiedono la mia presenza,le mie bambine occhi Santi che squarciano il mio buio,trafiggono l'inconsistenza del mio essere,loro con le loro manine sul mio cuore mi chiamano al presente al presente che non mi vuole...al presente che mi delude sempre ,che continua a tradirmi a giocare con me come il gatto e il topo,io anima stanca stò per mollare la presa,sono stanco stanco di spiegarmi di spiegare al mondo la mia estraneità,il mio amore così alto proteso verso il cielo,troppo alto per tutti ormai ...sopratutto per me.

domenica 22 luglio 2007

Negramaro il posto che non cé


Occhi dentro occhi e prova a dirmi se
un po' mi riconosci o in fondo un altro c'è sulla faccia mia
che non pensi possa assomigliarmi un po'...
mani dentro mani e prova a stringere
tutto quello che non trovi
negli altri ma in me
quasi per magia
sembra riaffiorare tra le dita mie...
potessi trattenere il fiato prima di parlare
avessi le parole quelle giuste per poterti raccontare
qualcosa che di me poi non somigli a te...
potessi trattenere il fiato prima di pensare
avessi le paorle quelle grandi
per poterti circondare
e quello che di me
bellezza in fondo poi non è...
bocca dentro bocca e non chiederti perchè
tutto poi ritorna
in quel posto che non c'è dove per magia
tu respiri dalla stessa pancia mia...
potresti raccontarmi un gusto nuovo per mangiare giorni
avresti la certezza che di me in fondo poi ti vuoi fidare...
quel posto che non c'è
ha ingoiato tutti tranne me...
dovresti disegnarmi un volto nuovo e occhi per guardarmi
avresti la certezza che non è di me che poi ti vuoi fidare...
in quel posto che non c'è
hai mandato solo me
solo me solo me solo me solo me..

Il funerale


Farò così
dopo aver scoperto l'ennesimo inganno
l'ultimo tradimento
prenderò coraggio con dolore
chiuderò tutto
metterò una fascia nera intorno al cuore
in segno di lutto
e poi piano piano
facendomi ancora un gran male
con il mio abito migliore
organizzerò il tuo funerale
pochi orpelli
e pochi fiori
e nella cassa metterò una storia
le gioie e i dolori
spingerò per farci entrare tutto
con i piedi se necessario
lentamente
senza lasciare fuori niente
asciugherò l'ultima goccia della mia tristezza
che scivola via dagli occhi
dolcemente
mi sederò in silenzio
aspetterò che tu scompaia
sparisca all'orizzonte che si espande
allora mi alzerò in piedi
e farò un inchino
a quell'amore così grande
morto insieme al sole
di questa lunga stupida estate.

Berlusca Docet


"I clienti stronzi sono quelli che si devono conquistare a tutti i costi, sono i clienti che non dobbiamo assolutamente lasciarci scappare, quelli sono i clienti che dobbiamo assolutamente raggiungere prima degli altri. Perché questi si alzano e tutte le mattine, guardandosi allo specchio, che cosa vedono? Vedono uno stronzo. Giorno dopo giorno, mattina dopo mattina, quello specchio riflette la stessa, drammatica immagine. E quindi i signori che appartengono disgraziatamente a questa categoria si incazzano immediatamente e restano incazzati per tutto il giorno. Questi uomini vengono sempre trattati da stronzi, tutti li trattano da stronzi, perché logicamente, essendo tali, vanno trattati così. Però, fate attenzione, perché dovete entrare in campo voi, con la vostra arte e le vostre astuzie. Siccome lo stronzo viene trattato da tutti come uno stronzo, se trova invece qualcuno che lo tratta in maniera diversa gli sarà grato, anzi gratissimo, per sempre. Sarà disponibile, sarà aperto, sarà cordiale, sarà gentile, sarà riconoscente, insomma sarà meno stronzo. E quindi abbiamo anche reso un servigio all'umanità, l'abbiamo alleggerita. Quindi bisogna conquistare questi clienti principalmente perché diventeranno gli amici più sinceri, i clienti più preziosi, in quanto vi saranno per sempre grati e riconoscenti".

StupidoRapper


Basta,calamose na pasta
per rimanere in pista
con quello che ce resta
ancora nun ce basta stò squarcio nella testa...
C'ho avuto amici giovani
che se sò fatti tutto
finiti in una bolla
fulminati dalla colla
e nun sò mai scesi in pista
Basta,a calasse quarche pasta
a tirasse quarche pista...
noi e voi
che state lì in finestra
a giudicare stò sfacelo
de corpi spalmati sull'asfalto
coperti appena da quer velo...
Basta,de fà parte de nà casta
mele marce in una cesta
dopo i botti de na festa
senza niente che ce resta
un vuoto nella mente e basta...
Basta calasse quarche pasta
pe sentisse grandi
se calamo un pò de tutto
fino a quando famo er botto
pensamo de stà bene
nun semo mica tossici
cò quei graffi sulle vene
le ferite nostre sò sottili
nascoste proprio bene
stanno dentro al cuore
malato di rumore
stanno chiuse dietro ar televisore
che cha cresciuto in fretta e male
come un distratto genitore
che je manca sempre l'aria
e te riempie de materia
pensa che nun te manca niente
nun cha mai un dubbio su di te
come un vero deficiente....
e allora smetti de strillà e dici ancora...
Basta de calasse quarche pasta
pijamo la rincorsa
come un vecchio mulo
e mannamo un pò tutti affanculo.

Ti scrivo questa mia


Caro amore mio
ti scrivo questa mia perché ho finito le parole
e non so più parlare
giro sempre in tondo senza aprire bocca
come una filastrocca
col cuore chiuso a chiave aspetto
che questa estate muoia
affacciato a una finestra guardo il mondo
la sua gioia
parla e ride
e io non capisco cosa dice
si è alzato un vento caldo
un vento truce
sparpaglia in giro i miei pensieri
non riesco a metterli insieme
come foglie impazzite volano via
lontano
dal mio giardino diventato triste
e io non corro più a cercare
mi siedo in un angolo
in silenzio aspetto
un segno un sospiro
un cenno qualunque
un sussulto del mio cuore
aspetto senza tempo
il tempo che verrà
aspetto senza aspettare nulla
col cuore chiuso
come in una bolla.

Racconto capitolotre


La nostra era una famiglia strana,con personaggi eccentrici,come i fratelli di mia madre,un pugile dilettante giocatore d'azzardo e un'altro in perenne ricerca di un'occupazione stabile,cosa che faceva frà i tavolini dell'osteria,quelle bettole di una volta così tanto imitate oggigiorno,ma allora c'era quell'energia ,quell'aria di disincanto tipica delle atmosfere dei romanzi della Duras,dove ognuno era un personaggio e la sua missione sulla terra consisteva nell'interpretarlo nella maniera più credibile possile.
Mio padre era il"maresciallo" con l'animo contadino anzi montanaro,lui veniva dalla dura montagna ai confini con l'Abruzzo,dove aveva sempre fatto il pecoraro,i racconti della sua infanzia ,dei suoi cani e le sue avventure sono tutt'oggi le mie leggende personali,per questo si integrò in una città come Roma molto velocemente,lui aveva sofferto, la fame il freddo e a casa sua non avevano il bagno e mille altre cose che solo un vecchio di campagna oggi potrebbe capire o testimoniare,ancora per poco perchè ormai siamo nel futuro,fra un pò non ci saranno più testimoni diretti del passato non basteranno più neanche i ricordi a scavallare l'argine del tempo,siamo sporti in avanti inesorabilmente,verso un dove sempre più misterioso,dai confini bizzarri che si spostano in avanti ogni volta che ci illudiamo di averli toccati o almeno sfiorati,rendendoci folli e avidi di tempo.
Nonostante abitassimo oramai in città,in un condominio ,mio padre aveva mantenuto certe abitudini,come andare per campi a fare cicoria lavandola in quantità industriali nella vasca da bagno o allevare animaletti come un coniglio o un pollastro sul balcone,insieme ai vasi con le piante di peperoncino,bestiole alle quali noi ci affezionavamo per poi piangerli quando finivano in padella,anche se il fatto più bizzarro , che ricordo come un film surrealista tipo Bunuel, fù quando una sera mio padre rientrò da una gita fuori porta con le sue sorelle,montanare come lui,portandosi dietro una pecora ,sissignori una pecora vera ,alla quale avevano messo un fazzoletto in testa credo per mimetizzarla alla vista dei condomini e trasportandola fino al terzo piano dove abitavamo la legarono per le zampe posteriori allo sciacquone e la scannarono facendo colare il sangue nel water, credo che erano tutti ubriachi,e nonostante la cruenza della scena io non ho un ricordo terribile di quel fatto,anzi fù di una comicità grottesca una specie di festa alla quale infine si aggiunsero i vicini incuriositi dai lazzi ma per nulla scandalizzati,la sola che non prese molto bene la cosa fù mia madre che come potete immaginare faticò non poco a pulire tutto,ma la puzza ci perseguitò per giorni anche perchè mio padre non potendo accendere un fuoco sul terrazzo per ovvie ragioni,prese la pessima abitudine di abbrustolire la carne direttamente sul fornello del gas,impregnando tutto al punto tale che la mia maestra chiamò mia madre per chiederle spiegazioni sui miei giochi tanta era la puzza che avevo nei vestiti,non ho mai saputo le scuse che addusse quella povera donna ma per un pò quel rito della grigliata cessò,per poi riprendere anni dopo con maggiore intesità quando mia madre se ne andò definitamente da casa,ma non fù la pecora a determinare il divorzio almeno non quella pecora spero,perchè comunque non ho più visto mio padre ridere così tanto insieme alle sorelle rievocando ricordi di un'infanzia dura ma vera dove l'uccisione di una bestia assumeva i contorni rituali di una festa pagana di paese in un periodo dove mangiare un pò di carne era un fatto assolutamente eccezionale in un menù ristretto fatto di patate e formaggio quando andava bene,dove gli animali erano parte integrante della famiglia ed erano amati e rispettati, avevano una grande dignità,una loro identità,non come oggi,anonimi pezzi di carne incellofanati ed esposti nei supermercati ,animali allevati e torturati nei lager chiamati "aziende",sacrificati all'altare del grande consumo nel nome del profitto indiscriminato, credo che il morbo che oggi ci minaccia sia solo l'inizio di una ribellione in atto da parte di una natura con la quale ormai siamo incapaci di convivere amandola e rispettandone i tempi.

Racconto capitolodue


Comincio così a scavare coscientemente nel giardino dei miei ricordi...
Pioveva quel giorno,era freddo,all’uscita dell’asilo tutti i bimbi correvano verso le loro mamme, abbracciavano le loro sicurezze con la fiducia inimitabile propria dei cuccioli di qualsiasi razza, io in un angolo sotto un alberetto dello strano giardino di quell’edificio di epoca fascista ,della quale conservava ancora intatta la sinistra durezza e austerità ,cercavo le mie di sicurezze ,aspettavo con lo sguardo di bambi che si affacciassero oltre la fontana, in mezzo al clamore d’infante finalmente libero e allora qualcosa successe,quella mattina venne mio padre a prendermi,ricordo benissimo il suo procedere verso di me goffo e impacciato,tipico di chi cerca di entrare in un ruolo che ancora non conosce,ma il suo sguardo era serio addolorato,io superata la sorpresa di non trovare la mamma,mi accocolai frà le sue braccia,le braccia di un gigante e nel tragitto verso casa venni a sapere che per un lungo periodo quella non era la sola giornata insolita della mia vita,infatti mia madre era in ospedale,o meglio in un “sanatorio”,così venivano chiamati a Roma quei luoghi dove chi aveva malattie respiratorie poteva andare a soggiornare,una specie di succursale del “Forlanini”,dove stava cercando di curare una forma di tubercolosi,regalo della guerra e dei suoi fratelli,che scappando dai campi di prigionia,alla fine del conflitto riportarono questo souvenir in casa,sputantolo in terra insieme a imprecazioni atee di ogni tipo.
Inizia così un periodo difficile che coinvolse tutti,mio padre mia sorella mio fratello e tutti quei parenti che non fecero certo a gara per aiutarci,almeno da quanto è rimasto a me come cronaca confusa di quei tempi.Mio padre,per quanto non fosse oberato di lavoro(faceva il centralinista alla questura centrale),decise di farci ospitare per un periodo dai parenti,così ci ritrovammo in cinque ragazzini a coabitare in una casa vecchissima che era stata costruita intorno alle esigenze delle famiglie che ci abitavano,mia zia e mia nonna con suo marito,un uomo alto due metri,che l'alcool e l'età avevano rincretinito,cosicchè ogni tanto bisognava andarlo a cercare per il quartiere,dove andava girando nudo come un neonato di sessant'anni,invecchiato di colpo,come per un malefico sortilegio, suscitando l'ilarità generale e la nostra vergogna.
Di quel tempo la sintesi che onestamente mi sento di dare è di approsimazione totale,dei sentimenti,del cibo,dei giochi e delle sporadiche visite di mia madre,che ricordo più per le cioccolate che portava che altro,e altro è tutto quello di cui i bambini hanno bisogno per strutturare un codice identificativo per il bene e per il male.
Per l'estate che si stava avvicinando ebbero un'idea che a loro parve a dir poco grandiosa,il ministero offriva un soggiorno gratuito alle famiglie meno abbienti,cosi io e mio fratello partimmo per lidi lontani al sud,dove facevamo il bagno al mare in cinquanta ragazzini in una struttura simile ad un ring da pugile piantato in mezzo al mare,dove praticamente in piedi con la possibilità di movimento solamente verticale,vidi qualcosa di simile vent'anni dopo circa ,in India lungo il Gange in occasione del kumba mela ,festa hindi in cui il sopraffollamento ricorda da vicino Dante,anche a chi non lo ha mai studiato.Comunque io e mio fratello tornammo da quella esprienza così forgiati che quando finivamo di mangiare ci alzavamo di scatto a riporre le gavette nel lavatoio,fù credo in quel periodo che maturò in me il germe dell'intolleranza totale verso tutto ciò che è costituito,che è regola che è inquadramento,tant'è vero che tutt'oggi faccio un enorme fatica a mantenere un rapporto almeno di cortesia verso le istituzioni e i loro legacci,anche se alla fine io sguazzo nello stagno della vita come se non meglio di chiunque altro membro di questa civiltà illuminata.

Racconto capitolouno


..Ritardo...così mi battezzò il ginecologo,quel giorno forse di giugno,un
paio di mesi circa ,dopo il mio concepimento,Ogino(knaus)replicò mia madre quando ormai era troppo tardi,con un moto di stizza.
Me ne stavo lì,aggrappato a quelle umide pareti dove anni prima passarono i miei fratelli,dove,e questo lo seppi molto più tardi,altri ovetti come me furono strappati via da selvaggi ferri da lana imbevuti d'aceto,metodo sembra molto in voga alla fine degli anni cinquanta,per controllare in modo autonomo,anche se un pò tribale le cosidette nascite indesiderate...io ebbi culo,grazie all'approsimazione di quel ginecologo ora sono qui a iniziare una storia...la mia.

Potrei come fanno molti,inventare,magari tessendo la trama del racconto con la realtà oggettiva dei tempi vissuti,a me bastano i miei
ricordi,l'assurdità splendida della mia esistenza fino ad ora,per riempire pagine e pagine ,anche se a volte io stesso stento a credermi,ma la mia lucidità,che è stata per anni la mia croce e la mia condanna,mi dà la fiducia e la forza di andare a scavare in quei cimiteri dell'anima,parco giochi di quasi tutti gli psicoterapeuti Junghiani,Ghestaltiani ecc,in quei luoghi dove hanno origine tutte le paure,concimate dalle esperienze umane.
Ricordare,tutto ,le cose belle e le più orripilanti,ricordarsi di sè,della
proppria umanità e della propria appartenenza divina,senza negare,affinchè lo spessore della nostra entità sia un blocco unico,senza negarsi per evitare una continua frammentazione che ci sparpaglia sui sentieri della vita,dove certo non mancheranno mai i corvi pronti a cibarsi di tutto quello che nel tempo perdiamo.
Un ritardo disse...fatto stà che all'alba del sedicesimo giorno di febbraio venni fuori io,con una tale foga che se non c'erano le sbarre del letto sarei finito in terra sul pavimento della sala doglie della clinica
Guarnieri a Centocelle ,mitico quartiere dell'estrema periferia romana, che all'epoca era solo campagna dove fare un pò di cicoria ,dove gli ultimi pecorari resistevano, ai bordi della via Casilina con le loro bestiole all'accanimento dei rampanti palazzinari che cementificavano
tutto,sentimenti compresi ,nel nome di quel benessere che personalmente non ho mai conosciuto e come me penso molti altri disadattati. Personaggi sfigati nati in'ibride periferie ,disorientati dalla voglia forsennata di benessere di quella generazione che ci aveva partorito,quei figli della guerra,poveri padri orfani di pace,perennemente affamati,bulimici d'amore a noi ci
ingozzavano di cibo e di senso del dovere.