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domenica 16 settembre 2007

Toothing(Racconto Erotico)


Prima di partire lascio un racconto scritto ieri sulla spiaggia...
a presto.
Era una splendida giornata di metà settembre,Keryos decise di fare un salto al mare,per godere l'ultimo sole,fare un ultimo bagno prima dell'autunno imminente.
La spiaggia era semideserta,una brezza leggera muoveva gli arbusti fra le dune,il rumore del mare lieve e cadenzato completava l'opera di quella che era una giornata perfetta per salutare l'estate che andava congedandosi con tutte le sue promesse non mantenute.
Si sdraiò in faccia al sole lasciandosi baciare la pelle ancora abbronzata da quei raggi caldi ma non invadenti.
Il calore del sole,la gioia di essere al mare in un giorno feriale lo facevano star bene,la brezza lo accarezzava rilassante come un massaggio e si lasciò andare a pensieri voluttuosi,alle amanti del passato,aveva un giorno tutto per se e si divertiva così,cullandosi nel ricordo delle donne che aveva amato;complice il sole e le carezze del vento,il suo sesso iniziò a gonfiarsi,non una vera e propria erezione,ma un preludio lento e prolungato di quello che il suo membro poteva diventare,sentì il sangue affluire nel tessuto spugnoso del suo pene e cercò con la mente di regolarne il flusso,per gioco,provava a comandare il suo sesso;era così preso dalla sua sperimentazione che non si accorse di una coppia che si era fermata poco lontano da lui,meno di una decina di metri,trattenne un moto di stizza,un sospiro di fastidio,pensò...con tutta la spiaggia a disposizione...dovevano fermarsi proprio quì a interrompere le mie fantasie...il fastidio si trasformò subito in curiosità quando inforcati gli occhiali da vista osservò bene la coppia,lui un signore distinto sulla sessantina,lei una splendida quarantenne con addosso un minuscolo perizoma nero che si confondeva fra quei glutei abbronzati,Keryos allora notò la mole di gioielli che indossava.capelli ricci lunghi e scuri anelli e braccialetti d'argento che brillavano sui polsi scuri,dando alla donna un forte fascino mediorientale...lei tirò fuori un pareo e nel sistemarlo in terra si piegò a provocare lo sguardo di Keryos,intento a modellare i suoi fianchi con gli occhi,e con la fantasia già percorreva tutti i sentieri del suo corpo perfetto,lei se ne accorse e accentuò ancor più i movimenti,poi finalmente si sdraiò opposta al marito con i piedi verso il curioso vicino,armeggiò un po' con la borsa e tirò fuori il telefonino mentre il marito leggeva poco distante il suo libro.
Ok! fece Keryos,rimettendosi giù,bellissima donna,beato il marito pensò e con un gesto condizionato prese anche lui il cellulare,attivò per curiosità il bluetooth e cercò per gioco un terminale acceso e... sorpresa nella lista lesse un nome:Bluebelle,poteva essere solo lei,anche se nel frattempo era arrivata altra gente...provò per scherzo a fare il "pairing"e...zac si agganciò come per magia al cellulare della bella signora."Toothing?" scrisse nel primo messaggio,lei rispose subito:chi sei?e lui:sono Keryos,sono qui davanti...e lei: lo so' scherzavo,ti ho subito notato....lui prese coraggio e si lanciò in un corteggiamento tecnologico scrivendole:sei stupenda,che invidia per questo sole che ti può baciare dappertutto impunemente...così senza riserve!
mmmm...rispose lei cominciando a muovere le gambe...lui:ero già eccitato quando sei arrivata,ma se ora fai così...lei:me ne ero accorta ho visto il gonfiore sotto il costume...e allungò una mano sotto la sua gamba sollevata e con un dito si accarezzava lì dove i glutei incontrano le cosce,quella linea divina che rimane bianca sotto il sole,quel solco di piacere che Keryos adora leccare quando fa l'amore...
lui allora le scrive:ti prego non fare così o mi farai morire....lei per tutta risposta si alzò,passò vicino al marito,le disse qualcosa,lui annuì senza distogliere lo sguardo dal libro,prese il pareo se lo legò in vita prese la borsetta e si avviò verso le dune,passando vicino a Keryos ne sfidò lo sguardo guardandolo di sbieco in direzione di quel turgore che era divenuto evidente e senza dire una parola sparì dietro le dune.
Lui non sapeva cosa fare,era stato colto di sorpresa era talmente eccitato che non riusciva a pensare,poi girò un'occhiata al marito assorto nel libro,si guardò intorno,una famigliola intenta a sbranare panini,un vecchietto con un cane,sembrava tutto tranquillo,la brezza si era calmata,allora prese coraggio e si alzò,fece un giro più lungo e entrò anch'egli fra le dune.La trovò seduta in pineta,in mezzo a uno spiazzo fra gli arbusti,gli si fece vicino,intanto il suo membro era tornato a riposo,merito del suo comandare la marea di sangue nel suo corpo cavernoso e della tensione del momento.Lei era ancora più bella,il suo fascino un poco selvatico veniva accentuato dal paesaggio della duna mediterranea;si sentivano a pelle,si desideravano e non ci furono parole,lui si mise in piedi a gambe aperte davanti la faccia di lei che le scostò un poco il costume facendo uscire i testicoli scuri e gonfi,il suo membro non era completamente rigido,lei aprì la bocca e lo prese tutto,fino alla base dello scroto,le cresceva in bocca,il sangue prese ad affluire con veemenza nel pene che diventò enorme,il glande gonfio e lucido fra le sue labbra carnose sembrava dovesse esplodere da un momento all'altro,lei lo leccò con sapienza scorrendo con la punta della lingua la turgida asta,seguendo il gonfiore delle vene,gli sfilò il costume e mentre lo baciava gli accarezzava le gambe,le natiche,l'interno delle cosce,si inumidì un dito e iniziò a titillare il suo sfintere delicatamente,la lingua continuava a guizzare dallo scroto fino alla punta del glande dove rimaneva in una dolce pausa,girandogli intorno,forzando il minuscolo buco del prepuzio quasi volesse entrare dentro con la lingua ed esplorare il suo piacere dall'interno,lui stava impazzendo e fece uno sforzo disumano per non esploderle in faccia,inondandole il palato col suo seme eccitato allo spasimo da quella lingua e da quella situazione,allora lui lo sfilò delicatamente di bocca,si inginocchiò ai suoi piedi e iniziò a baciarla,leccandole le caviglie perfette,giocherellando con la catenina d'oro simbolo di un'antica schiavitù,salì poi per i polpacci,leccandole il cavo delle ginocchia,arrivando fino all'inguine tornando poi verso il basso,tormentandola con l'attesa dell'affondo della sua lingua nel suo frutto ormai aperto e maturo come un fico in agosto,lei non resistette e gli prese la testa portandolo dove lo desiderava,lui le baciò le labbra della vagina incastonate in un triangolo di peli neri e ricci,un bacio quasi casto,piccoli baci piccoli morsi,lei stava impazzendo di piacere,lui allora aumentò il ritmo leccandola lungo tutte le labbra umide,affondando la lingua in quel sapore fantastico,girava con la punta intorno al clitoride,succhiandolo come fosse un piccolo membro,imitando i baci che poco prima aveva ricevuto sul suo glande,la penetrò delicatamente con due dita,mentre lei si inarcava sulle reni,serrandogli la faccia con le cosce sode da ballerina
lui la masturbò dolcemente senza fretta,iniziò ad esplorare con un dito l'ano,la penetrò all'unisono,continuando a leccare le labbra e il clitoride ora furiosamente,le dita avevano aumentato il ritmo nel duplice gioco,sprofondando fino alla radice della mano nell'abisso di quel piacere provocato,lei si sentiva presa nella morsa sensuale della doppia penetrazione,lui faceva fatica a dominarla,allungò l'altra mano e prese a strizzarle un capezzolo con le dita,fù l'apice del godimento,lei venne con forza eiaculando come un maschio,investendo la faccia di lui sprofondata nel suo frutto aperto,
l'aveva posseduta con la lingua e con le mani facendola impazzire,ma ora reclamava la sua parte,si fece allora indietro,la prese per le ginocchia e la girò,la sua schiena abbronzata e levigata
terminava con due glutei perfetti,la curva dei suoi fianchi accentuava la sua sensualità mediorientale,lui iniziò a strofinarle il sesso fra le natiche sode,il solco dei glutei era un lago bagnato dal precedente piacere,le poggiò allora la punta del glande sui bordi dell'orifizio e con le mani tenendosi l'asta lo faceva roteare,massaggiandolo e ammorbidendolo per facilitare il suo percorso di conquista,lei fremeva come un arbusto mosso dalla brezza marina che aveva ripreso a soffiare,le entrò dentro piano ma inesorabile fino alla radice del pene entrando e uscendo per poi entrare di nuovo fino in fondo,lentamente come un supplizio,lei prese a dimenarsi accogliendolo tutto nel suo corpo spalancato,le mani di lui le stringevano i fianchi con presa sicura,lei le si attorcigliò con i piedi ai polpacci e dopo l'ennesimo affondo venne di nuovo trascinandosi dietro Keryos in un orgasmo simultaneo che li lasciò sdraiati uno dentro l'altra quasi senza fiato,il sole intanto si era spostato guadagnandosi l'ombra dove giacevano,illuminando quei corpi sudati,annodati nell'amplesso,solo allora lui sentendo il calore dei raggi sulla schiena si riprese e con la coda dell'occhio fece in tempo a scorgere un'ombra che si nascondeva tra i rami,era il marito che era lì già da un pezzo a godersi lo spettacolo della moglie complice infedele.Ci fu ancora silenzio,lui non disse nulla comprendendo la storia,si alzò,si mise il costume e si allontanò dalla duna verso il mare,il tintinnare degli argenti di lei lo accompagnava mentre usciva dall'alcova selvaggia di quell'amplesso rubato e poi restituito,arrivato poi sulla spiaggia si mise a correre verso le onde e si tuffò con una capriola infantile,rimase seduto nell'acqua si girò verso le dune poi verso l'orizzonte e salutò così questa estate che stava per finire accompagnata dall'ultimo sole.

domenica 2 settembre 2007

L'Allieva(Racconto Erotico)


Il maestro l'aveva notata per la sua estrema umiltà,per la facilità
con la quale apprendeva e la disponibilità a imbrattarsi l'anima con i suoi concetti rispetto alla creatività emozionale espressa attraverso l'arte...ma non solo...egli aveva indovinato le sue forme esatte nascoste,mimetizzate sotto abiti mai attillati,tessuti grossolani indossati apposta per celare agli sguardi un corpo sensibile ed eccitante nella sua acerba maturità.
Lei,la sua allieva prediletta,la più dotata,la più attenta...a lui piaceva avvicinarglisi da dietro,mentre era intenta sù un modello e sentirla trasalire,non perdeva occasione di sfiorarle il seno con un gomito,mentre le insegnava il giusto uso di una miretta,sfidando il turgore dei suoi capezzoli,per poi ritrarsi dando al movimento del braccio l'innocenza del gesto involontario,osservava i tendini dei polsi guizzare mentre i polpastrelli affondavano nell'argilla umida.lei,sentendolo dietro,scostava i capelli con un movimento preciso della testa,senza nascondere il gesto voluto e studiato,offrendo la nuca e un angolo del collo bianco,sperando in un segno,uno sfioro una carezza o un bacio che tardava ad arrivare dal maestro che si mostrava distratto,faceva spesso questo gioco di sottile seduzione,lui sentiva tutto e godeva in segreto di quei piccoli gesti che aveva visto crescere e perfezionarsi durante tutta la durata del corso di modellato che volgeva ormai al termine.
Accadde tutto in una sera,lei si attardò a perfezionare un compito di figurato,il bozzetto di un uomo in verticale dalla sorprendente forma fallica,gli altri allievi si erano congedati,nel camino del laboratorio scoppiettava allegramente un ciocco di quercia,lei si volse verso il maestro cercando nel suo sguardo l'assoluzione complice per il suo ritardo,per tutta risposta lui le venne incontro tenendo fra le mani due calici di vino rosso e le sorrise con occhi furbi da gatto...appoggiò i bicchieri sul tavolo basso di fronte al camino,un tavolo di legno di Tulipè dell'isola di Giava,il suo studio parlava di se,dei suoi viaggi e delle sue ricerche,era ricavato in una vecchia stalla,con le mangiatoie piene delle sue sculture,lei si sentiva a suo agio in mezzo a tutte quelle storie,si alzò dallo sgabello e raggiunse il maestro davanti al camino,portò con se il suo bozzetto per giocare ancora all'allieva diligente,bevve un lungo sorso di vino e si sedette sul tappeto nella posizione del loto,poggiò il lavoro sul tavolo e iniziò ad accarezzare l'umida argilla,il maestro poco dietro di lei si arrotolò una sigaretta e si mise a gustare la danza di quelle dita affusolate intorno al quel fallico busto di uomo appena abbozzato,il fuoco e una candela accesa proiettavano ombre sinuose sulle pareti,presagio di uno spettacolo da godere con tutti i sensi a disposizione,mentre una musica particolare,un jazz con ritmi tribali usciva dalle casse poste in fondo allo studio per riempire discretamente lo spazio senza prenderne il posto.
Lei sapeva di essere osservata,radiografata da quegli occhi che tanto aveva temuto,ora una perla di sudore le colava dalla nuca dietro le spalle,insinuandosi nel solco divino della sua spina dorsale,evaporando poi nel calore della sua pelle eccitata dal vino e dal fuoco che danzava sfrontato di fronte al suo corpo.
Trattenne il respiro un momento per seguire quella goccia assassina che segnò l'inizio di un sogno,riprese a respirare e si turbò sentendo il suo odore di donna,quel sapore di miele fermentato che inumidiva il pizzo delle sue mutandine,saliva dal basso del suo ventre accarezzandole i seni scivolando sul collo ,aprì un poco le labbra per sentirne il sapore,ricordo di giochi davanti lo specchio,lo stesso sapore che restava sulle dita bagnate,era tutta un rossore e anche se era di spalle si sentì come un Giano bifronte,aveva quello sguardo addosso,da dietro il maestro godeva di quel mistero appena svelato,lei allora si bagnò le mani nel rosso del vino e iniziò a inumidire l'argilla che a contatto col liquido prese vigore e sembrò inturgidirsi sotto le sue mani prendendo la forma di un fallo gigante,mitologico,lo accarezzò mimando un amplesso offrendosi in quello spettacolo per quell'uomo seduto vicino,che posato il bicchiere per terra le si sedette dietro,a distanza,spostò la coda dei suoi capelli e finalmente poggiò le labbra umide semiaperte in un bacio bagnato sulle spalle ansiose,disegnando con le mani i bordi del suo busto fino alle pieghe dei suoi fianchi seguendo con le dita la curva della sua vibrazione,in risposta alla pressione del palmo delle mani lei si piegò in avanti,sciolse le gambe dalla posizione del loto e si mise in piedi,facendosi sfilare delicatamente la gonna di lana cotta,ormai inutile difesa di fronte al desiderio di essere sua,così fece il maglione il reggiseno e le mutandine di pizzo fradicie di umore,che lui prese fra le mani e ne odorò l'essenza a fondo,come per scolpire l'idea di quel corpo che iniziava ad esplorare,seduto da dietro usando la lingua per tracciare una linea dalla nuca fino alla grotta del serpente,baciò la sua schiena fino all'incrocio dei fianchi,spingendo poi con il mento fino a metterla prona per respirare a fondo il suo odore nascosto,scivolò col naso fra i glutei fino al primo orifizio,sfidando le regole leccò intorno quel buco e nel besonegro la sentì sprofondare nel desiderio assoluto con la sua faccia immersa nel piacere di un melone spaccato in mezzo al deserto succhiando e leccando il suo sapore con gusto ,col naso la lingua e il mento immerso in quel languido lago la sentì fremere nello spasmo venendogli in bocca in un interminabile orgasmo...lei allora tremante sdraiata supina sul tavolo aspettava la prossima mossa di quell'uomo strano,del suo maestro,che le girò intorno godendosi ancora quel corpo perfetto,le si mise col membro davanti alla faccia spostata all'indietro sul bordo del piccolo tavolo,le fece annusare il suo odore e spinse col glande sulle sue labbra ormai gonfie e lei lo prese a leccare, avida, stupendosi di come profonda poteva essere la sua bocca,di come poteva scendere fino in fondo alla gola,e lui la prese in quel modo,facendole crescere dentro il suo membro, duro come il granito che domava lavorando a scalpello,lei era ormai un'unica grotta,umida e calda che aspettava il suo fiotto,lui le fece sentire ancora per poco la forza del suo essere maschio,poi con calma come se lei fosse un blocco d'argilla la mise in ginocchio sul tavolo,la morse sul collo come un gatto selvatico e la prese di nuovo,stavolta entrandole dietro,senza sforzo, per come lei si era aperta offrendosi tutta in un dono,cercò poi quel posto proibito e trovò subito un varco e appoggiandole l'asta sul bordo fece una pausa per aspettare il consenso,quel sottile confine fra il "si io ti voglio"o il farsi indietro negandosi,allora lei gli si fece incontro facendolo entrare lì dove mai nessuno era entrato,dove nessuno dei suoi giovani amanti aveva mai osato,quel nuovo piacere le riempiva ora la pancia e venne di nuovo,lui le entrò fino in fondo e sentiva li testicoli sbattere sul clitoride duro,lei li afferrò con tutte e due le mani prendendosi tutto,usandolo come un giocattolo erotico, fino a farlo godere con un guizzo caldo che si confuse sul bianco del suo sedere violato,scivolando poi in terra in mezzo ai bicchieri di vino sporcando il tappeto,mentre il fuoco si spegneva in un sospiro infinito.