giovedì 27 settembre 2007

Il sogno di un incontro(Parte Prima)


Ciao,le disse,cercando di ammorbidire le labbra tese,indurite dall'emozione di quell'incontro improvviso,ciao...rispose lei,abbassando lo sguardo,il corpo muto,disciplinato a soffocare qualunque espressione,lui fece un passo indietro per inquadrarla tutta con lo sguardo,era lei,il suo vecchio tormento;non era più bella ne' più affascinante ne' più vecchia,era semplicemente lei,protesa in avanti,oltre l'approssimazione dei suoi sentimenti e la confusione della sua inconcludente vita di artista,non poté fare a meno di pensare al prima,a quel prima dove lui era la sua aria,quel prima dove lei rimaneva a bocca aperta,incantata, ad aspettare la conclusione delle sue teorie,ammaliata dalla sua arte,docile e innamorata,come una tigre addomesticata,una porta spalancata nel labirinto del piacere.
Quella pausa a lei sembrò troppo lunga,alzò gli occhi fieri e freddamente gli chiese...come stai?un sibilo nelle sue orecchie...come stai..come stai,fece un tonfo tornando al suo presente così poco sicuro,alla sua vita coi cantieri aperti,lavori in corso mai finiti,la sua vita perennemente in bilico sulla corda tesa dei suoi assurdi desideri,chiusa nella trappola del suo segreto,celato nelle cellule del suo sangue che come formiche impazzite correvano per tutto il suo organismo,rosicchiando il tempo necessario a finire qualsiasi progetto.Aveva rinunciato a combattere,ma la sua non era una resa incondizionata al male che lo spegneva,anzi ne era divenuto amico,era il suo ultimo compagno di viaggio,a lui confidava i suoi sogni,germogli di fiori mai sbocciati sui rami ancora verdi dei suoi ricordi,viaggiando insieme verso un dove sempre più confuso che incrociava la traiettoria di un quando invece sempre più vicino e concreto.
Lei avvertì un tremore nel silenzio di quell'uomo che ricordava aspro come una scogliera della Galizia, folle come le sue maree,duro come una montagna di granito che non era mai riuscita a scalare per intero e gli chiese ancora,stavolta con dolcezza...come stai? e nel dirlo si avvicinò sfiorandogli un braccio e si sorprese nel sentire la poca consistenza della carne e solo allora notò quei vestiti troppo grandi,la postura goffa di un clown fuggito da chissà quale circo,lui era vestito come cinque anni prima,sembrava uscito da una diabolica macchina del tempo,con la differenza che quei panni prima riempiti da un uomo forte e fiero ora sembravano cenci che a malapena coprivano pietosi il terribile segreto di quella rara e strana malattia capace di mangiarsi un uomo mentre vive...bene...bene sibilò,e stavolta fù lui ad abbassare gli occhi,vergognandosi di una bugia così stupida e leggera da volare via dalle labbra come una farfalla in primavera.
Ci fù il silenzio e per un attimo anche la città parve fermarsi,come sospesa, rispettando quel momento,un guitto col suo violino percepì quell'emozione nel suo animo di artista di strada e rimase col suo archetto a mezz'aria,una manciata di secondi appena,poi insieme alla strada riprese il suo scorrere,suonando una stupida marcetta tzigana per strappare qualche centesimo alla gente distratta e confusa nella propria esistenza.
Rialzò lo sguardo e incontrò quello di lei,vicino,così vicino da scivolarci dentro,quel languore verde screziato d'oro di quegli strani occhi da gatta,stavolta il silenzio aveva il colore del miele,del grano maturo,si abbracciarono respirandosi a lungo,cercando gli odori appassiti di un amore lontano nel tempo e nello spazio,le braccia di lei riuscivano a cingerlo completamente,lui si accocolò in quell'abbraccio muto,poggiò la faccia sul suo collo,il mento nell'incavo perfetto della sua clavicola,anni prima la faceva impazzire leccando prosecco da quella coppa naturale che ora invece andava riempiendosi con le sue lacrime,gocce gonfie come pioggia estiva in un campo,rivoli salati scendevano dal collo fin su quelle spalle che aveva torturato in passato coi suoi baci,era un pianto sommesso,senza singulti,dignitoso,come se qualcuno avesse aperto il rubinetto della sua anima che colava dagli occhi giù per il mento insieme a tutti i suoi perché e ai suoi vorrei.Lei lo strinse forte a se spalmandoglisi addosso,occupando tutto lo spazio del suo corpo lasciato libero dal dolore del suo male e si stupì di se stessa,dell'amore che quell'uomo assurdo ancora le provocava,nonostante la devastazione del passato,cinque anni,un matrimonio fallito,un paio di analisti ed ora era là in mezzo alla città avvinghiata al suo mostro,che nel male aveva ritrovato i suoi confini umani,una sua collocazione terrena.Non poté non pensare alla loro storia assurda,al loro amore fagocitante che aveva finito per bruciarli entrambi,arsi vivi sul rogo della loro passione,annientati fino all'inevitabile abisso,prigionieri ora della loro necessaria solitudine.
Lei gli allontanò allora il viso e dolcemente asciugò gli occhi con una spallina del suo abito nero lo prese per mano e sempre in silenzio si incamminarono lenti sul marciapiede dove batteva ancora il sole.Non fecero molta strada,lui si fermò di scatto si girò verso di lei che lo guardò persa,impaurita,lui aveva di nuovo nello sguardo quel fuoco antico che aveva imparato a temere,le prese il viso con una mano tornata di nuovo forte e ferma e la baciò,lei era impietrita,riconobbe il suo sapore forte di tabacco e di sale marino,smise di fare resistenza e lentamente si ammorbidì,lasciandosi andare a quelle labbra umide,aprendosi ancora una volta a quel bacio venuto da lontano,dalle pieghe sadiche di un destino che sembrava sorriderle beffardo da dietro una statua del ponte dove si erano fermati,sotto di loro,placido e tronfio come un cardinale,scorreva il vecchio fiume che sembrò trascinarsi via il passato con tutto il suo dolore.Lei sentì il tempo fermarsi,cristallizzarsi in quel momento,in quel bacio che le stava entrando dentro, ancora una volta,scaldandole le vene,facendole pulsare le tempie,lasciando fluire quel dolce veleno restituì quel bacio,stringendolo a se,sentendolo per la prima volta tutto intero anima e corpo,finalmente suo,lui,la peggior specie di uomo,archetipo del più arrogante egoismo,colui che l'aveva schiavizzata per anni col suo malsano potere,colui che l'aveva coinvolta nei più spinti giochi erotici fino a svuotare la sua stessa essenza di donna,asciugando la sua fonte di amore senza spegnerne mai la sete,azzerando la sua esistenza,era lì che la baciava come mai aveva fatto prima,amandola di quell'amore che lei aveva cercato negli anni,ora lo sentiva nelle sue labbra calde,nella sua lingua che giocava nella sua bocca senza prepotenza,con dolcezza,senza la pretesa del possesso,lui aveva finalmente imparato il rispetto.Le si gonfiò il cuore in gola,battendole forte come un adolescente innamorata,il sole intanto piegava ad ovest per la sua planata verso un nuovo giorno,illuminando la speranza dall'altra parte del mondo.

5 commenti:

orchideablu ha detto...

Bentornato :-)Noto che questa sera sei molto soft...aspetto la seconda parte col fiato sospeso,chissà come andra a finire!

P.s. Ho dato una sbirciatina alle foto ;-) molto belle ,che coccole le tue bimbe.

Kniendich ha detto...

Le foto? Questo fine settimana spero di avere un po di tempo a disposizione. Intanto bentornato..ci mancava già il tuo mondo...

Bruja ha detto...

Hei...ti lascio un saluto al volo...stanotte ripasso a leggere con calma...le prime righe mi hanno dato l'idea che il racconto sia ...emozionante...:-)

Anathea ha detto...

Intenso, accipicchia! un grande ritorno, in uno stile del tutto accattivante!

Un abbraccio
A.

Dani ha detto...

@Grazie a tutti per la visita...questo blog stà diventando importante per me,per il mio desiderio di espressione da condividere con chi passa di qui...
a presto